La casa dei notai

La casa dei notai

Il commissario Giorgi si addormenta e alcuni fogli del grosso fascicolo gli scivolano sulla pancia, altri sul tappeto. Intorno a lui avanzi di pizza nel cartone, tovagliolini usati, lattine di birra, il televisore acceso sintonizzato su video musicali manda bagliori. L’appartamento elegante è silenzioso, la figlia Elena è uscita. Giorgi si sveglia per il rumore della serratura di casa quando la figlia rientra, doveva leggere alcune relazioni ma forse complici la stanchezza, le due birre e lo scarso interesse di quanto leggeva si è appisolato. Elena lo rimprovera sempre perché da quattro anni, da quando la moglie Elisabetta lo ha abbandonato, si è rintanato nel lavoro, niente altro riempie il suo tempo. Elisabetta è andata in Australia seguendo un calciatore, si è innamorata di un uomo più giovane, bello e ha trovato la passione, ultima possibilità di sentirsi di nuovo viva, ha abbandonato tutto…

L’esordio letterario dell’ex Presidente PD della Provincia di Milano dal 2004 al 2009 Filippo Penati, già uscito per Robin nel 2013, torna ora per i tipi de La Nave di Teseo. Un commissario di polizia senza peculiarità che lo possano contraddistinguere, un omicidio che coinvolge la buona società, le apparenze e il buon nome da difendere a ogni costo, giochi di potere, segreti: in La casa dei notai sono presenti tutti i classici ingredienti di un giallo e allo stesso tempo tutti i dati che permettono la risoluzione del delitto. Infatti non ci sono colpi di scena e i risvolti della storia si intuiscono in anticipo, ciò che appare complicato si risolve seguendo la logica matematica dell’investigatore, basta conoscere le formule giuste e scoprire il momento esatto in cui applicarle. Tutto alla fine è esattamente come appare, forse proprio come è nella realtà di un commissariato, dove il crimine è fatto quotidiano e il più delle volte non porta sorprese, ma eclatanti e prevedibili manifestazioni. Una lettura semplice, piana e senza scossoni, con personaggi stereotipati e la narrazione che segue uno schema ripetuto a ogni cambio di scena: descrizione dell’ambiente, descrizione del personaggio, azione, dialogo. Quando un uomo politico scrive un romanzo, viene naturale chiedersi se le vicende raccontate o i personaggi siano strumentali a lanciare un messaggio a qualcuno o svelino qualche retroscena della vita pubblica o privata dell’autore. Nel 2013, anno della prima pubblicazione del libro, Penati – intervistato da Gad Lerner – preferì lasciare il dubbio ai suoi lettori: “Se qualcuno vorrà riconoscere qualche fatto della realtà o qualche personaggio riferito alle mie vicende personali… diciamo che non ho fatto nulla volontariamente”.



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