La casa dei sogni

Novembre, 2014. Carey Revell è un giovanotto dalla corporatura massiccia, con gli occhi azzurri e i capelli biondi: una sorta di vichingo ma con la gamba fratturata. È quello che pensa di lui l’avvocato Wimslow, che si è recato apposta nell’ospedale dove Carey è ricoverato, per comunicargli che ha ereditato una grande casa di famiglia. Il giovane è senza parole, non sa se esserne felice o meno: sicuramente è una bella notizia, ma totalmente inattesa e spiazzante. La grande casa di Mossby gli arriva da suo zio Francis Revell, fratello di suo padre, quel genitore allontanato tempo addietro dalla famiglia a causa delle sue inclinazioni artistiche non condivise. È questo il motivo per cui lo zio ha deciso di lasciare a lui la vecchia casa e non alla sua figliastra Ella Parry, che, con l’aiuto di suo marito, si occupa della manutenzione dei giardini della casa e ne anelava la proprietà. Ha la coscienza a posto zio Francis, con la sua Perry è stato sin troppo generoso. Dopo l’iniziale e scioccante impatto, Carey inizia a pensare che forse quella casa capiti proprio ad hoc: il suo appartamento, con le quattro rampe di scale è in vendita - non potrà percorrere scalinate per diverso tempo - e quel maledetto incidente in bici gli ha bruciato anche il lavoro! L’emittente televisiva, infatti, l’ha prontamente rimpiazzato con un altro conduttore. Fare questo a lui, che ha creato e presentato il programma televisivo “The Complete Country Cottage”… ma come hanno potuto? È proprio vero che la riconoscenza non esiste! Alla fine, quindi, la casa cade proprio a fagiolo: certo, dovrà metterla a posto. Suo zio, nella lettera in cui spiega le ragioni della sua decisione, sottolinea che la dimora, negli ultimi anni, non ha ricevuto cure adeguate, motivo per cui Carey su consiglio del suo amico Nick, che sembra più entusiasta di lui per la novità, decide di affidare il lavoro di ristrutturazione delle vetrate alla sua amica di vecchia data Angelique. La sua cara Angel, quella con cui ha condiviso l’appartamento quando erano studenti, quella che si è innamorata e che ha sposato un altro, la stessa donna che si è allontanata da lui fisicamente, ma non con il cuore, cosa di cui Carey è assolutamente certo…

Ne La casa dei sogni Trisha Ashley, (nota ai più per la pubblicazione del bestseller 12 giorni a Natale) cerca di creare un equilibrio tra affari, affetto, amore e torbidi segreti. Due i protagonisti, uniti da un’amicizia che forse solo tale non è e dalla ristrutturazione della grande casa ereditata da Carey. Una dimora che non è lontana da essere un rudere, ma che è impreziosita da alcune vetrate in stile Art & Craft e che per Angel, vecchia amica di Carey, può rappresentare un grande nuovo inizio: potrà riaprire il suo laboratorio e rimettersi in gioco come artista del vetro. Un’anima bella Angel, quanto afflitta dal dolore provocato dalla malattia di suo marito Julian; un cuore grande quello di Carey, se pur ferito e martoriato. Quella è però una casa molto particolare, custode di segreti e come qualcuno dice, abitata da fantasmi. Certo è che la residenza, nel tempo, ha ospitato tre donne differenti e la Ashley spalma la narrazione sulle diverse storie, unite da un unico filo conduttore che emerge solo nella parte finale del romanzo. Addentrandosi nei meandri del racconto, la lettura tende a diventare noiosa e poco coinvolgente. È semplice e apatica la penna della scrittrice inglese, apparentemente melliflua e fondamentalmente ordinaria, in un libro carico di dialoghi spesso inutili e ripetitivi. Ne La casa dei sogni, l’autrice dà particolare risalto alla lavorazione del vetro, attraverso la figura di Angel, spiegando spesso in maniera piuttosto dettagliata, alcune delle tecniche più usate dagli artigiani. La stessa Ashley, pur essendo ormai una scrittrice di romanzi a tempo pieno, in passato si è dedicata alla lavorazione del vetro, attività per cui è molto nota nella sua zona. Non manca l’ironia in questo libro dell’autrice originaria del West Lancashire – paesaggio che spesso fa da sfondo alle sue storie – che sostiene di essersi formata come donna e come autrice grazie al connubio tra l’umorismo ereditato dalla sua terra e la creatività celtica donatale da sua nonna.



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