La casa del gigante

La casa del gigante
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È nella sala polverosa della biblioteca di Brewsterville presso cui lavora, che la venticinquenne Peggy Cort incontra per la prima volta il giovane James Carlson Sweatt. È il 1950, James ha undici anni ed è alto un metro e ottantacinque, tutti lo chiamano “il Gigante”. Dopo il primo incontro il ragazzo diventa assiduo frequentatore della biblioteca. Trascorso un anno le visite si interrompono all’improvviso a causa di una frattura alla caviglia e per Peggy quell’assenza diventa un tormento. La madre di James va a prendere in prestito i libri per lui, ma è parca di informazioni e dopo tre mesi Peggy non resiste più e va a trovarlo. Non è conveniente, va contro le regole sulla privacy, ma non riesce a trattenersi. Lei odia il genere umano, ma adora quel ragazzo alto, occhialuto, sensibile ed eccentrico. Gli anni passano, James cresce fino a superare i due metri e mezzo, Peggy deve fare i conti con l’amore che prova per lui. Con i baci e le carezze che le mancano. Frequentare la casa del Gigante, osservarne gli oggetti, i mobili, piccole cose che lui tocca, la fa stare bene. Ormai conosce alla perfezione i suoi gusti, i suoi interessi, lo capisce al volo, lo accompagna ovunque. Sa di essere una donna con poca esperienza, inacidita e brusca, mentre lui è intelligente, vitale, pieno di amici nonostante la sua malattia. Desidera stargli accanto, rendergli semplici le piccole azioni quotidiane. Vegliare su di lui, amarlo in silenzio…

L’americana Elizabeth McCracken pubblica La casa del gigante nel 1996, e sfiora il National Book Awards. Vari premi riesce ad aggiudicarseli con i romanzi successivi. In italiano sono stati tradotti Morire porta male, raccolta di racconti in cui spicca l’interesse dell’autrice per coloro che la società ritiene strani, i così detti freak, e la raccolta di opere curata da Tracy Chevalier L’ho sposato, lettore mio, a cui ha partecipato con una sua opera. La premessa da cui partire è che l’amore ha molte sfumature e vanno oltre le regole canoniche dell’attrazione. L’amore di Peggy per James si fonda sul desiderio di salvarlo, a dispetto del tempo, che non è tanto. Il gigantismo non porta alla vecchiaia, inoltre negli anni Cinquanta ben poco si sapeva di questa condizione clinica e se oggi celebriamo star del cinema come Andrè the Giant o Richard Kiel, un tempo la carriera nel circo era una delle opzioni scelte per vivere. Nel romanzo della McCracken non c’è nulla di scabroso, trionfa la volontà di rendere piacevole l’esistenza di un’altra persona, a qualunque prezzo, anche scontrandosi col mondo. Peggy racconta in prima persona le conseguenze del suo incontro con James e come ha vissuto i propri sentimenti nel corso degli anni, non scade nel patetismo, al contrario spiccano l’ironia e la tagliente concretezza di una donna che serba i suoi segreti. Le emozioni di Peggy e le difficoltà di James sono la forza di questa intensa storia, merito anche di una splendida traduzione. La casa del gigante è in fin dei conti un romanzo sulla vita, la sua imperfezione, le deviazioni improvvise a cui ci sottopone, l’altalenante slancio tra gioia e dolore, che richiedono forza e delicatezza per capirne il valore e metterlo a frutto. Una curiosità: in base al Guinness dei primati, attualmente l’uomo più alto del mondo è il trentaseienne Sultan Kösen, di origine turca, con i suoi 251 centimetri.



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