La casa nella pineta

La casa nella pineta
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Forte dei Marmi. “Il lotto del poverello” (una pineta sterminata, allora senza casa) spetta, per un sorteggio più o meno affidato alla sorte, a Carlo (il futuro nonno di Pietro), il figlio maggiore che ha già le possibilità per costruirci una casa: “Difficile non è costruire una casa o comprarla […] difficile è farla vivere, farne il luogo di una famiglia solida e unita. Se non c’è questa, prima o poi anche la casa si perde”. Da quella decisione, da quella pineta in apparenza poco fruttuosa, nasce la storia di una famiglia che, per generazioni, la eleggerà a “luogo dell’anima”, a spazio di villeggiatura in cui ritornare per ritrovarsi come singole persone e come famiglia. Pietro è il secondogenito dei Pellizzi-Ichino, esponenti dell’alta borghesia milanese, profondamente cattolici e sensibili al prossimo, come spinti – e così sarà, dopo l’incontro con don Milani, per lo stesso Pierino – dal desiderio di voler restituire quanto di bene hanno ricevuto, per quella “generosità intelligente e premurosa” che li pone in una sorta di “isola di sintonia con il prossimo”…

Pietro Ichino – giurista, accademico, giornalista, politico e firma prestigiosa del «Corriere della Sera» – sfoglia, con il rigore e la lucidità dello studioso, il grande album della sua famiglia: ci svela anche qualche scatto più intimo, perché funga da insegnamento, da modello. Il suo è uno sguardo insieme soggettivo e oggettivo, uno sguardo del cuore e della mente: un occhio maturo che, ormai, sa vivere e guardare alla vita… la sua è una “storia di formazione” d’una famiglia, di lui come persona e anche dello stesso lettore. Continui e incisivi sono i rimandi al bene (e anche al “bene sociale” inteso come politica e impegno collettivo), i moniti familiari che, per rimbalzo, vengono generosamente donati ai cuori leggenti: “Quando ci accade qualcosa che non avremmo desiderato, c’è quasi sempre un aspetto positivo: tutto sta nel trovarlo e nel saperlo valorizzare”. È questo il leitmotiv di nonna Paola, lo stesso che tutti gli Ichino cercano di far proprio, insieme a un costante e quotidiano accostarsi alla fede, intesa innanzitutto come slancio verso l’uomo, e quindi verso il divino in tutte le sue forme: “Ciò in cui crediamo è sempre la stessa cosa, è sempre il fuoco che i discepoli di Emmaus sentivano nei loro cuori”. Alla luce di tali slanci, va assaporato anche il tramonto stesso della vita, poiché: “Chi non accetta la morte non può vivere bene”.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER