La cena di Natale

La cena di Natale di «Io che amo solo te»
È la vigilia di Natale e l’ansia per la preparazione del cenone è altissima in qualsiasi luogo d’Italia ma soprattutto al Sud, dove il pasto che precede la messa serale è un rito da rispettare e da onorare. Lo sanno bene anche a Polignano a Mare, che si sveglia sepolto dalla neve e dall’isterismo di Nancy, diciassettenne ragazza afflitta dalla consapevolezza di essere l’unica vergine della propria classe e depressa per il suo non essere riuscita ad “andare fino in fondo” con Tony. La sua malinconia di riflesso colpisce Ninella, sua madre, che a cinquant’anni  si strugge per amore col cuore diviso tra don Mimì, il consuocero, e l’uomo della Bofrost, col quale si concede qualche distrazione. Per far colpo sulla consuocera, Matilde decide di tingersi i capelli  di un “biondo Kidman” nonostante le doni insicurezza e la faccia sentire una prostituta dell’ultima ora. Non da meno è la storia di Damiano, che ha sposato Chiara, la figlia di Ninella, da pochi giorni: il matrimonio va a gonfie vele, ma lui si concede qualche avventura extraconiugale di troppo e mentre prova invano a fare un figlio con la moglie, rischia di averne uno dalla persona sbagliata. Al ricatto Damiano risponde chiedendo aiuto al fratello Orlando, gay, che nel frattempo si concede il lusso di fare da oggetto dei desideri di quei mariti che si sentono confusi e desiderano scappare dalla propria famiglia, lasciando moglie e figli. Sullo sfondo l’arrivo di zia Dora, munita di gomme termiche per vincere la neve: perché al giorno d’oggi non tutti possono permettersi un lusso del genere alla vigilia di Natale…
Uno spaccato della società moderna, con una forte ironia centrata su quella del Sud, indaffarata a preparare quello che è l’evento più importante dell’anno: il cenone della vigilia. Trecentosessantacinque giorni trascorsi in funzione del pasto definitivo, quello che deve esaltare le tue doti culinarie e che deve confermare anche le tue capacità artistiche. Il menù scritto a mano, il brodo senza il dado, la tovaglia rossa e l’appuntamento dal parrucchiere la mattina del 24 dicembre la fanno da padroni in questa giornata di incontro ma soprattutto di sfida con gli altri familiari. Ed è così che Ninella dovrà tentare di strappare a Matilde il marito Mimì sfoggiando la sua tintura migliore, mentre zia Dora - riscopertasi leghista, archetipo del controsenso sudista - proverà a innescare la bomba natalizia insistendo sulla necessità di condurre la dieta del riso per la ritenzione idrica. Tutti insieme. La cena di Natale di Luca Bianchini, autore torinese da tempo su Radio2 con “Colazione da Tiffany” e scrittore di numerosi romanzi tra i quali forse il più noto è il recente Io che amo solo te - nel quale sono apparsi per la prima volta molti dei protagonisti di questo volume natalizio - è il ritratto socio-romantico di una famiglia allargata che trattiene lo spiccare il volo di un rapporto d'amore tra Ninella e don Mimì. Una storia scoppiettante che profuma di commedia all'italiana, che scorre piacevole in poche ore, uno spassoso reportage della vita di paese, condivisibile da chi la conosce, ma godibile anche per chi dalla metropoli non è mai uscito. Il vernacolare barese, con l’aggiunta di qualche parola in dialetto in degli sparuti virgolettati tra mamma e figlia, aumenta la vivacità del prodotto, ben confezionato e non troppo diluito. Perché la cena di Natale va raccontata negli episodi salienti, affrontando le storie da diversi punti di vista, dal dramma di Nancy che dovrà imparare a usare il suo primo vibratore a don Mimì che regalerà l’anello di smeraldo più bello della Puglia alla moglie Matilde per poi pentirsene. E alla fine anche nell’organizzazione puntigliosa del cenone l’errore è dietro l’angolo, perché anche il menù scritto a mano da Orlando sulla carta pergamena può essere rovinato dal supplì alla cozza tarantina preparato col Bimby.


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