La certezza del ricordo

La certezza del ricordo

Piero nasce nel 1929. A metà di gennaio. L’anno della grande neve. Uno degli anni più freddi che all’epoca i vecchi del paese, l’unico vero archivio in tempi nei quali le indagini statistiche sono ancora molto di là da venire, riescano a ricordare. Un anno pieno di momenti cupi. L’ottavo anno dell’era fascista. L’anno della strage di San Valentino. Del massacro degli ebrei a Hebron. Del crollo della borsa di Wall Street, col cosiddetto “giovedì nero” che manda in fumo sogni, speranze e risparmi di un popolo e una generazione. Dei Patti lateranensi (sì, per Piero anche quello è un episodio decisamente da dimenticare). Forse, sostiene, l’unica cosa positiva è la nascita di Popeye. Braccio di Ferro. Ma c’è da dire che nascere nel millenovecentoventinove in realtà per certi versi è la sua fortuna. Quando l’Italia fa la sua scelta, per così dire, e decide di affiancare sul campo di battaglia della seconda carneficina mondiale le truppe di Hitler, lui ha undici anni. Quando il massacro planetario termina, sedici. Il fronte gli è risparmiato, la guerra no. E nemmeno tanti orrori, alcuni dovuti proprio al conflitto, altri alla generosità della vita. Ma non se ne lamenta, a molti è andata anche peggio. Tornando alla sua nascita, naturalmente le notizie che riporta, non potendo avere ricordi appena uscito dal ventre materno, gli sono state raccontate, e per lo più da sua zia, Assunta. Il che le rende ancora meno attendibili. Per zia Assunta è quanto di più vicino in tutta la sua vita a un atto d’eroismo stare lì di fronte alla sorella partoriente con le forbici in mano terrorizzata all’idea di fare del male al nipote, tagliando il cordone gonfio di sangue, blu come quello dei nobili, perché l’ostetrica è bloccata nella bufera. Ma se non ci fosse lei, niente andrebbe per il verso giusto. È l’unico momento in cui la sua proverbiale timidezza scompare, quando racconta della nascita di Piero, di cui si sente un po’ madre anche lei. E si commuove. E spesso la raggiunge e si commuove anche la sorella. Si abbracciano. Tenerissime. E Piero, crescendo, si vergogna un po’. Piero, nato di sabato sera, a negozi chiusi e in mezzo al gelo: sarà uno scansafatiche e non soffrirà il freddo, pensa la madre. Predizione sbagliata la prima, esatta la seconda…

Ripubblicato in occasione del settantennale della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, La certezza del ricordo, ambientato per lo più durante la Seconda Guerra mondiale nelle campagne dell’Emilia Romagna ma costruito – assai bene – con la modalità di un lungo racconto a ritroso, fatto per esigenza di bilanci esistenziali e desiderio di pace, è un romanzo intenso e profondo. Narrato in prima persona dallo stesso interprete principale in un modo tale da far immediatamente immergere il lettore nel pieno della vicenda, è densissimo, avvincente e complesso, ma senza retorica o virtuosismi, anzi, fluido, limpido e sempre credibile, come non capita spesso. Il suo autore, uno dei più illustri ginecologi italiani (e non solo: membro del comitato nazionale di bioetica, presidente onorario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti e dell’Associazione italiana per l’educazione demografica, saggista impegnato, autore di racconti, libri per l’infanzia e storie poliziesche), racconta con una vividezza rara di toni e colori una storia che non può essere semplicemente incasellata nella categoria del bildungsroman. Perché è molto di più di un “semplice” romanzo di formazione. Piero, infatti, il protagonista, se è da un lato uno di quei classici ragazzi che sovente si incontrano tra le pagine dei libri, uno di quelli che la vita ha costretto a crescere in fretta, dall’altro è senza dubbio un simbolo. Di una generazione, nata e diventata grande sotto la dittatura, soffocata dalla cappa del regime fascista. Dell’adolescenza, incarnata in tutti i suoi dubbi, scompensi e turbamenti. Di un sistema di valori. Che magari qualcuno può trovare persino stantii. Ma non lo sono. Anzi. Ancor più di Piero i veri protagonisti di questo romanzo che emette tante luci e stimola molte riflessioni sono difatti i sentimenti: il bene, il male, il senso di giustizia, quello di responsabilità, la sensazione di essere coinvolti in qualcosa anche quando non ci riguarda direttamente perché tocca i nostri principi, la violenza, l’odio, il rancore, il perdono. E soprattutto la persistenza della memoria, l’importanza di ricordare e raccontare, perché non avvengano revisioni nefaste, perché l’orrore non si ripeta: parlando del passato, La certezza del ricordo guarda al futuro, e narra di noi.



 

 

 
 
 
 

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