La chiara fontana

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Bon-Port è sotto ogni punto di vista, anche se verrebbe da pensare il contrario se non si conoscesse bene la situazione e ci si lasciasse guidare dall’immaginazione e dal luogo comune, un autentico porto di mare. Incredibile ma vero, c’è un continuo viavai di persone. I ragazzini del paese che ci vanno a giocare, tutti o quasi gli artisti – più o meno talentuosi – della regione, i viaggiatori occasionali o abituali, i vendemmiatori, originari della zona o lì per il breve periodo dell’attività di raccolta dell’uva, i politici, i notabili, i papaveri più o meno alti, i pazzi (quelli non mancano mai) e ogni tipo di curioso sono tutti i benvenuti. Si potrebbe supporre una certa ritrosia, un discreto fastidio, una malcelata misantropia da parte del padrone di casa. Ma non è affatto così, anzi. Courbet, infatti, risponde affermativamente e con gioia alla maggior parte degli inviti che gli vengono rivolti. Ad agosto ha accolto persino quello dei magistrati di Friburgo, che vogliono farlo partecipare a un evento come personalità poco più che ornamentale…

Gustave Courbet è uno dei nomi più importanti della storia dell’arte, in particolare per quel che concerne la realizzazione di opere di stampo realista: un artista capace di generare reazioni contrastanti. Ammirazione, stupore, scalpore, scandalo, come per esempio quando dipinse su tela la natura femminile, ciò attraverso cui tutti i viventi vengono al mondo, ossia una vagina, nella sua Origine del mondo, diventato poi una pietra di paragone citata in pressoché ogni modo e maniera. Ma è stato anche un uomo che ha combattuto per le sue idee e ha pagato per esse, fino a essere costretto a un vero e proprio esilio, benché dall’apparenza dorata e circondato delle attenzioni di tutti coloro che volevano farsi belli con la bocca piena del suo nome: avendo preso parte all’effimera ma vibrante esperienza della Comune di Parigi, nonché all’abbattimento della colonna Vendôme, fu infatti braccato e obbligato alla fuga dai conservatori francesi. La reazione e la restaurazione lo spingono alla libertà, e David Bosc, amalgamando con grande competenza e precisione, dando prova di una non comune capacità narrativa che dà vita a un racconto dai numerosi livelli e dalle molteplici e interessanti chiavi di lettura, la realtà storica alle suggestioni che gli provengono dalla sua immaginazione, dà alle stampe un affresco vividissimo e ancor più vivace, potente, brillante, pieno di passione e dalla grande facilità di lettura, fresco e coinvolgente, che tratteggia chiaramente sia l’esperienza artistica che la parabola esistenziale di una personalità fuori dall’ordinario e di indubbio spessore.



 

 

 
 
 
 

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