La chiave dei ricordi

La chiave dei ricordi
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Inghilterra, novembre 1956. Fa freddo ed è ora di cena: il profumo di cipolle fritte è molto forte quando la ragazza esce furtivamente di casa guardandosi le spalle. Corre, non l’ha vista nessuno, si gira guarda ancora e si rende conto di essere quasi arrivata al parco. Ha fatto in fretta, non se l’aspettava. Ecco il lago, si toglie le scarpe, entra, l’acqua è fredda, il fondale scivoloso, il verso di una civetta la fa sobbalzare ma non la ferma. Prosegue, i piedi sono gelati ma non importa, l’acqua è alla vita ormai e lei si sente soffocare. Un altro suono la scuote e questa volta non è la civetta: è il pianto della bimba che ha tra le braccia… Settembre 2006. Sarah non sa più come far capire a suo padre che le sue visite a quel che resta dell’ospedale psichiatrico Ambergate Lunatic Asylum, sono a scopo di ricerca e non per curiosare tra i ruderi di un antico edificio. Il sogno della ragazza è quello di scrivere un libro su quel luogo e quello che è peggio, è che suo padre ci ha lavorato e si rifiuta di aiutarla. Non vuole sentire parlare di quell’ospedale. Perché? Sarah lavora in biblioteca e il suo tempo libero lo trascorre ad Ambergate, dove di tanto in tanto le fa compagnia Nathan, un giovane senzatetto che ha trovato rifugio in quel posto ormai dismesso. Sarah quella mattina è davvero decisa: deve scoprire più cose possibili su quell’edificio, cose che possano aiutarla a ricostruire la sua storia e soprattutto la storia di chi vi alloggiava e Nathan, che è lì ad attenderla, ha tutte le intenzioni di aiutarla. I due giovani si inoltrano in un buio corridoio, dove trovano una cella imbottita, cosa che diverte Nathan e inorridisce Sarah. Proseguendo nella loro incursione, si imbattono in una soffitta dove sono stipate diverse valigie, ognuna con un’etichetta riportante un numero. Ne aprono una e trovano un enorme abito da sposa, con la foto di un giovane militare a cui sono stati cavati gli occhi. Sarah comprende che quelle valigie contengono gli effetti personali dei pazienti dell’ex ospedale psichiatrico. Entusiasta per la nuova scoperta, decide, con l’aiuto del suo amico, di aprire tutti quei bagagli, ormai fonte preziosa per le sue ricerche. Sono tante le cose che trovano, ma il contenuto dell’ultimo che aprono, grazie ad una minuscola chiave di ottone rinvenuta proprio tra le assi del pavimento di quella soffitta, si rileva tenero e inquietante allo stesso tempo. Quella valigia non contiene solo i soliti effetti personali come tutte le altre: i due ragazzi vi trovano un acquerello senza cornice, firmato da Mille McCarthy, una tutina da neonato, un pupazzetto di stoffa e un biglietto dove è scritta una frase che lascia entrambi sbigottiti e increduli…

Un ospedale psichiatrico dove chi ci finisce non è quasi mai pazzo, ma lo diventa: una struttura dove si pratica l’elettroshock, credendo nelle sue inesistenti capacità curative. “Anche se si entrava ad Ambergate sani di mente, se ne usciva pazzi. Non passava giorno senza che avesse luogo un alterco, una discussione o un dramma, spesso orchestrati dal personale per divertirsi un po’”. Questo è l’Ambergate, dove la giovane Ellen Crosby sarà infermiera per la prima volta, provando a migliorare la vita delle pazienti ricoverate, la stessa clinica in cui Amy sarà rinchiusa per unico volere di suo padre e della sua matrigna. Amy è davvero pazza? Il dottor Lambourne, lo psichiatra dell’ospedale non la pensa così e nonostante questo decide le sorti della sua paziente come fosse la pedina di un gioco. Un nosocomio della vergogna Ambergate, dove donne come Gertie rimangono rinchiuse per più di quarant’anni, solo per aver perso chi amavano più di ogni cosa. Paura, disperazione e rassegnazione emergono prepotentemente nel nuovo romanzo di Kathryn Hughes La chiave dei ricordi, un libro per non dimenticare quanto fossero drammatiche le condizioni dei pazienti rinchiusi in manicomio. Un racconto denuncia quello della Hughes, che già nel suo precedente romanzo La lettera, ha puntato il dito contro Casa Magdalene e i discutibili metodi di correzione utilizzati negli istituti femminili gestiti da suore, che accoglievano ragazze orfane o considerate immorali, per via dei loro atteggiamenti potenzialmente scandalosi o contrari al ben pensare irlandese. In La chiave dei ricordi –titolo originale dell’opera The Key- la scrittrice inglese racconta con uno stile fluido, la cui semplicità non ne cela la potenza, di come i pazienti all’interno degli istituti psichiatrici fossero considerati numeri e non persone, di come in quegli anni fosse estremamente semplice essere rinchiusi, solo per volere di un padre, di un fratello o di un marito. Dal racconto, che si snoda su due piani temporali differenti e ha più voci narranti, emerge come bastasse poco per essere considerati matti, internati e sottoposti a trattamenti brutali. Ellen incontra pazienti rinchiuse per mal d’amore, piuttosto che per una malattia fisica o per aver subito un incidente e le domande che si fa l’infermiera sono quelle di tutti noi. Un pezzo di storia vergognoso quello dei manicomi e come tutte le vergogne della società non vanno dimenticate, affinché possano non ripetersi in nessun posto, in nessun anno.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER