La chimica dell’odio

La chimica dell’odio

Ana Arén, ispettrice capo della squadra omicidi della Polizia di Madrid, ha appena ottenuto il suo nuovo incarico e rientra in servizio dalle ferie alla vigilia di Natale. Ma ad accoglierla in ufficio non è un gruppo di colleghi in vena di festeggiare la promozione e il Natale in arrivo: ad accoglierla invece è l’omicidio di una delle donne più conosciute di Spagna. Monica Spinoza, duchessa di Mediona, mangiatrice di uomini ricchi e arrampicatrice sociale, è stata uccisa nella sua casa-bunker da un astuto assassino che si è introdotto nella casa chiuso dentro uno scatolone contenente il frigorifero che la duchessa attendeva da una ditta di consegne specializzata. Intorno al corpo della vittima, due cerchi concentrici realizzati, il primo con gioielli, il secondo con dei rifiuti: un rituale con il quale l’assassino ha, evidentemente, inteso “firmare” la sua efferatezza. Le indagini muovono tra le amicizie, altolocate e perfino ‘intoccabili’ della duchessa, e coinvolgono personaggi importanti del calibro del Presidente del Barcellona, del viceministro degli Interni, di un famosissimo presentatore televisivo: personaggi inavvicinabili e, soprattutto, protetti da una densa cortina di amicizie e relazioni di altissimo livello. Per Ana, invisa al suo capo della polizia, è come muoversi in un campo minato che rischia, da un momento all’altro, di farle saltare in aria la carriera. E a complicare il quadro investigativo si aggiunge un plurimo omicidio causato dalla caduta, per manomissione, di un montacarichi di un ospedale di Madrid. I due casi, apparentemente distinti, si rivelano presto collegati da una linea rossa che porta dalla duchessa ai quattro morti del montacarichi. Ana Arén indaga, con passione e senza freni, in tutte le direzioni: e non si arresta neanche quando scopre che un filo sottile lega la sua esistenza privata a quegli omicidi. Ana infatti aveva perso la madre incinta di un secondo figlio, per mano assassina quando era ancora bambina e di lei si era a lungo occupata una affettuosa zia. Ma le mille luci di Madrid, di una Madrid sonnolenta e distratta dalle festività natalizie, non riescono ad accecare l’ispettrice che con lucidità e determinazione vuole arrivare, sorpresa dopo sorpresa, a scoprire il colpevole di quegli omicidi. Un colpevole che, ad un tratto, sembrerebbe essere ‘plurale’, dato il coinvolgimento presunto di alcuni anziani che sono assidui spettatori della trasmissione televisiva condotta dal famoso presentatore TV…

La macchina narrativa di questo romanzo, che sposta continuamente sia il punto di vista narrativo sia tempo e spazio dell’azione, è forse il tratto più vistosamente innovativo nella elaborazione dell’intreccio che si dipana pagina dopo pagina, snocciolandosi in un lungo susseguirsi di continui colpi di scena per oltre quattrocento pagine. Alla costruzione dell’impianto e dell’architettura composita che regge la struttura narrativa, fa da contraltare una scrittura semplice e immediata, che agevola la leggibilità del testo. Tuttavia, sembra quasi che ad un certo punto del racconto questa passione per la macchina narrativa, che genera intrecci e continui coup de théâtre, prenda un po’ troppo la mano dell’autrice e quindi, al moltiplicarsi dei colpi di scena, la lettura inceppa, rallenta, svia: insomma, i primi tre quarti del libro si leggono benissimo ma, quando il gusto per il colpo di scena esagera il numero delle ‘sorprese’ narrative, trasforma il piacere in fatica della lettura.



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