La città dei ladri

La città dei ladri
Nella metà di luglio del 1941, l’esercito tedesco arriva al fiume Luga, settecento chilometri all'interno delle steppe russe, a ormai poco più di cento chilometri da Leningrado. In agosto, dopo una violenta battaglia, la strada per Leningrado è aperta: le divisioni corazzate tedesche travolgono le linee nemiche e, con la conquista di Schlusselburg, troncano le comunicazioni stradali e ferroviarie con il resto del paese. L’8 settembre 1941 Leningrado è quasi del tutto circondata e si appresta ad affrontare un inverno che promette di essere lungo e duro. Le razioni alimentari cominciano a mancare: cereali, grassi e zuccheri, carne, combustibile per mezzi di trasporto e riscaldamento e il carbone sono sufficienti per non più di due mesi. Lev Beniov ha diciassette anni e non ha mai patito tanto il freddo e la fame come in questo inverno fuori del comune. Quando dorme (le volte che dorme) sogna quello che mangiava sette mesi prima: pane spalmato di burro, gnocchetti di patate, salsicce, tutto mangiato di corsa, ingerito senza tanti complimenti. Nel giugno del 1941, prima che qui a Leningrado arrivassero i tedeschi, si pensava di essere poveri, ma ora, in questo stralunato inverno, giugno è visto come il paradiso. Di notte il vento soffia così forte da far rotolare le pietre e “i cardini degli scuri nel caffè bombardato all'angolo sotto casa smettono di cigolare per qualche secondo di puro terrore, come se un predatore si stesse avvicinando e gli animali si fossero zittiti per la paura”. Gli scuri sono già diventati legna da ardere e non si trova un ramoscello nemmeno a pagarlo oro. Tutto è finito a bruciare in qualche stufa: cartelli stradali, panchine del parco, interi pavimenti nei palazzi bombardati. “Anche i piccioni sono spariti, acchiappati e cucinati in umido dentro il ghiaccio sciolto della Neva. Tutti li uccidono senza problemi. Sono i cani e i gatti a essere ancora tabù. A ottobre girava voce che qualcuno avesse arrostito il bastardino di casa e preparato uno spezzatino per la cena; ridevamo e scuotevamo la testa increduli, chiedendoci se un cane avesse un sapore decente con un pugno di sale (ce n'era a volontà di sale, anche quando tutto era esaurito). Ora, di gennaio, le voci erano diventate realtà. Solo i più ammanicati potevano permettersi di dare da mangiare a un cane e perciò i cani davano da mangiare a noi”…
Coinvolgente, intenso e cupamente umoristico, La città dei ladri di David Benioff è un romanzo ambientato nella città assediata di Leningrado che racconta la storia dal punto di vista di Lev, un ragazzo di diciassette anni di fronte all’assurdità della guerra. Una storia aspra e ruvida in cui si va oltre qualsiasi condizione umana e animale e in cui non c’è più né bene né male, tutti i limiti sono varcati, i confini superati. In cui conosciamo un territorio che non abbiamo mai esplorato e per cui non abbiamo nome. Il sole scompare, emana una luce corrotta, velenosa, febbrile, che contagia le cose. Benioff, che è anche sceneggiatore e produttore televisivo, mescola sapientemente umorismo e orrore, esuberanza ed empietà. Il suo è uno stile di scrittura efficace, semplice, ma incisivo, mordace, privo di sfumature. Uno stile che conquista e avvince fino all’ultima pagina.

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