La città del piacere

La città del piacere

Bianchi palazzi, alte mura, ampie strade, enormi piazze. È la città del piacere nata per soddisfare ogni fantasia sessuale. Una leggenda vuole che sia stata costruita da un comandante di jinn, spiriti soprannaturali, per una delusione d’amore. In realtà nessuno ne conosce la storia, tranne la dea del piacere scesa tra le sue case sontuose per realizzare i desideri lussuriosi dei suoi abitanti. Chi arriva nella città è ammaliato dall’atmosfera erotica che l’avvolge e non riesce più a staccarsene. La governa un terribile principe che, nel chiuso della propria dimora, passa il tempo ad accoppiarsi con donne e uomini fornitigli dai fedeli eunuchi. Ha una grande preoccupazione: nella città dove l’amore è stato messo al bando la figlia è in preda al delirio perché si è innamorata di un giovane di una terra lontana…

La città del piacere, libro d’esordio di uno dei più promettenti scrittori dell’ultima nouvelle vague egiziana, medaglia “Naguib Mahfouz” 2012 per la letteratura, è un’opera originale sospesa tra tradizione e postmodernità. Se molti sono i riferimenti alla cultura araba e indiana, dalle atmosfere voluttuose da Mille e una notte all’insistenza sul numero sette e sui suoi multipli in omaggio alla cabalistica orientale, la struttura narrativa, nella sua geometrica razionalità, risente molto dello sperimentalismo contemporaneo. All’interno della città la vita è racchiusa in precise costruzioni architettoniche - i palazzi della dea e del principe, il castello dei sogni, la piazza “al-Mahya”, il labirinto – che si esauriscono le une nelle altre, senza svelare i segreti che nascondono al loro interno. Conta solo la ricerca del godimento, da ogni possibile forma di coito alle più stravaganti pratiche feticistiche. Tutto sembra illusorio, ma dietro le ombre e le apparenze si intravede la realtà dell’oggi. La città assomiglia a una delle tante metropoli sorte nel deserto della penisola arabica, gli schiavi agli emigranti che con il loro duro lavoro consentono ai “principi” di vivere nel lusso. Soprattutto, Ezzat El Kamhawi sottolinea la deriva della modernità verso un materialismo che all’amore ha sostituito una ricerca di sesso vuota e inconsistente.



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