La città della gioia

La città della gioia
Hasari Pal, come molti altri contadini, è costretto ad abbandonare il proprio villaggio di Bankuli, nel Bengala occidentale, a causa di una grave e ineluttabile depressione economica. Insieme con i suoi numerosi famigliari giunge nella più vasta baraccopoli di Calcutta, denominata “Città della gioia”, dove stenta a sopravvivere - in condizioni disumane - una folta schiera di poveri e lebbrosi. In questo stesso ambiente, promiscuo e malsano, operano Paul Lambert, un missionario francese che ha deciso di consacrare la propria vita al servizio degli ultimi, e Max Loeb, un giovane chirurgo che ha lasciato l’opulenta società statunitense alla ricerca di nuovi stimoli professionali. Hasari, che nel frattempo è riuscito a trovare una nuova occupazione come conducente di carrozze, si prodigherà in tutte le maniere possibili per sostenere i propri cari. E non farà mancare il proprio sostegno nemmeno ai due volontari cercando insieme di ridare una speranza ai membri della comunità…
Con occhio denso e istantaneo, Dominique Lapierre imprigiona sulla carta i contorni e tutta la sostanza drammatica del degrado umano, in cui sono costretti a dibattersi coloro che occupano l’ultimo gradino della scala sociale. Non già traendoli dalla fantasia del narratore, ma estrapolandoli da una realtà che egli ha effettivamente vissuta. La città della gioia è un luogo fisico e mentale dove lembi squarciati di esistenza e condizioni di vita disumane mettono in gioco le angosce del lettore, agitandone l’inconscio più profondo. Scorrendo le pagine, infatti, si avverte come la sensazione che non siamo noi a leggere lui, ma che sia lui a leggere dentro di noi un senso di d’impotenza che prende e stringe alla gola, una sensazione dolorosa che, da lettore masochista, ci spinge a inoltrarci negli abissi e nelle atmosfere dolorose del libro. E’ questo un romanzo che dà voce a chi non ce l’ha, a quelle figure umane troppe volte stereotipate come marginali, le cui grida soffocate non diventano mai lamenti. E che lascia filtrare persino un inatteso bagliore di speranza. Celato ai nostri occhi da una coltre fumosa  che l’inchiostro nero di Lapierre squarcia rivelandone tutta la potenza.

 

 

 

 
 
 
 
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