La città e i cani

La città e i cani

Il cadetto Cava, detto il Serrano, ha il delicato incarico di rubare le domande per l’esame di chimica. Ricardo e Alberto, rispettivamente lo Schiavo e il Poeta, sono di guardia e lo scoprono; ma le loro vite all’interno del Leoncio Prado, prestigioso collegio militare di Lima, Perù, sono scandite dal ferreo codice di omertà e violenza imposte dal Giaguaro. Lui ha creato il Circolo, una ristrettissima élite, l’autorità parallela che regola la vita dei cadetti complice occulta dell’autorità. Il furto viene scoperto dal tenete Gamboa durante l’esame, e per evitare la consegna, quindi l’impossibilità di uscire, lo Schiavo fa la spia. La delazione non è ammessa dalle regole del Circolo, e quando successivamente durante un’esercitazione lo Schiavo resta vittima di un incidente mortale, il sospetto che non si tratti di incidente ma di vendetta angoscia Alberto. Il Poeta tenta una denuncia ma viene messo a tacere con il ricatto e la sopraffazione. Il buon nome del Leoncio Prado vale molto di più della vita di un cadetto. La narrazione della vicenda è inframmezzata da flashback che ci riportano al primo anno dei cadetti con i soprusi che hanno portato alla creazione del Circolo, e agli equilibri interni al collegio…
Autobiografico almeno nell’ambientazione, in un periodo di tempo indefinito con sbalzi temporali e logistici, il romanzo si svolge principalmente fra le mura del Leoncio Prado,  seguendo comunque i cadetti nelle loro libere uscite, nei ritorni a casa. Dei protagonisti i nomi ci vengono detti ma subito passano in secondo piano, ognuno di loro ha un soprannome legato a comportamenti caratteristiche fisiche o tendenze caratteriali; ci sono il Boa il Giaguaro, il Poeta lo Schiavo, e Mario Vargas Llosa ci racconta contemporaneamente la vita di collegio le vite dei ragazzi i meccanismi spesso complicati che regolano le amicizie e i conflitti che si sviluppano. Un romanzo sicuramente innovativo - non dimentichiamoci che la prima pubblicazione risale al 1963 - in cui l’autore utilizza un piano narrativo decisamente inconsueto. Gli avvenimenti sono narrati senza soluzione di continuità saltando da un protagonista all’altro. Espediente non sempre piacevole: a volte diventa difficile passare da una prospettiva all’altra, sicuramente il plot non è facile da seguire. Vargas Llosa non si limita a raccontarci la vita del collegio, ci fa vivere i primi amori dei suoi giovani ospiti, le gelosie, i contrasti con le famiglie, andando a fondo in quello che è uno spaccato del tempo e della società. A rendere estremamente attuale questo romanzo è il ritrovarci le inevitabili rivalità fra i ricchi e i poveri, la facilità con cui il miraggio di qualche soldo porta a commettere anche dei reati. Le gelosie e i dispetti per il favore di una ragazza. La spacconeria dei bulli e la meschinità di chi si arrabatta per un piatto di minestra una sigaretta o un sorso di pisco. E lo strisciante razzismo dei cittadini nei confronti dei montanari o degli indio. Un ritratto insomma che si adatta perfettamente a una qualsiasi periferia di una grande città moderna. Si fatica un po’ a trovare il futuro Nobel per la Letteratura in questo che è però anche il romanzo d’esordio dello scrittore, allora solo 26enne. Un esordio in cui troviamo comunque i primi germogli di quello che diventerà l’autore di spessore che poi il mondo ha conosciuto.

 

 

 

 
 
 
 
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