La città provvisoria

La città provvisoria

Il veicolo spaziale parte dalla terra in una “notte d’inverno gelida e stellata”, pochi uomini, una missione condotta in gran segreto perché sia resa memorabile e pionieristica. Ma qualcosa non va come deve andare, proprio nel momento del decollo il veicolo esplode e inghiotte tutti i coraggiosi viaggiatori tranne uno. Il superstite, un letterato che sappiamo essere stato ingaggiato per tenere il diario di bordo del viaggio interstellare, atterra su un soffice prato, in un luogo che non conosce, in una sera di cui sembra perdere ogni coordinata. Un uomo e una donna, in tutto e per tutto simili ad esseri umani, lo portano in salvo e lo consegnano a colui che da quel preciso istante diventerà la sua inappuntabile guida, Igor. Sì, perché il protagonista non si trova sulla Terra, bensì su un astro non identificato di cui impara a conoscere giorno dopo giorno usi ed abitudini. Nel paese siderale vige un eterno autunno, nessuna alternanza delle stagioni, la temperatura è mite e soffia sempre un vento leggero. Non ci sono veicoli, gli unici autorizzati sono le barche, i cittadini possono spostarsi solo a piedi e vestiti di una semplice tunica di diversi colori che connotano la loro appartenenza ad una categoria o ad un’altra. Il lavoro non esiste, ognuno deve poter vivere solo traendo soddisfazione da attività non remunerate quindi la produzione di cibi, vestiario e tutto ciò che serve alla reciproca convivenza viene fatto da macchine sofisticatissime. Di conseguenza il denaro non esiste, tutti possono approvvigionarsi del necessario presso spacci comuni che restano aperti tutti i giorni per tre ore. La vecchiaia non esiste, il limite per l’invecchiamento dell’organismo umano è congelato ai cinquant'anni e si ha facoltà di continuare a vivere fino a 120 quando “il cittadino della nazione deve assolutamente morire”. Il matrimonio non esiste, ma sono concessi fino ad un massimo di tre tentativi di convivenza. La convivenza dà diritto ad una piccola casa di tre locali e autorizza alla messa al mondo di un figlio. Eccezionalmente può venire autorizzata la procreazione di due o tre figli. Ma il limite della coabitazione tra genitori e figli è rigidissimo e si limita solo ai primi cinque anni di età del bambino. Sulla stella è autorizzato l’uso dell'alcool e di sostanze stupefacenti e anche la prostituzione è permessa, è anzi frutto di una formazione rigorosa a seguito di un corso di specializzazione sull’amore. La pratica delle arti è concessa e ben voluta ma non è mai fonte di guadagno e non prevede per nessun motivo rappresentazioni drammatiche. Non esiste un governo, un’autorità o un potere sovrano perché gli abitanti hanno la completa facoltà di rispettare le leggi senza coercizione. Tutti, in età giovanile, sono obbligati a soggiornare in una prigione per almeno tre anni al fine di completare il percorso di maturazione spirituale. La guerra non esiste, se non in luoghi separati dal nucleo urbano, gli animali restano relegati nelle campagne e la serenità regna ovunque indisturbata. Un posto magico all’apparenza, un pianeta incontaminato che però appare subito al suo nuovo abitante come un luogo pieno di contraddizioni e limiti che non faranno fatica a svelarsi…

Voce originale nel ricco panorama della cosiddetta letteratura di frontiera, Franco Vegliani fu un autore sensibile e appassionato che viene ricordato soprattutto per il suo romanzo La frontiera, edito nel 1964 e riadattato nella versione cinematografica da Franco Giraldi. Una fama la sua che giunse però postuma e che venne riconosciuta dallo stesso Claudio Magris “di grande e appartata intensità, raro esempio di autentico scrittore che ha scritto solo quando ne ha sentito la necessità e la verità”. Ma Vegliani è anche la sua storia, quella di un uomo nato a Trieste da una famiglia dalmata, fatto prigioniero dagli inglesi dal 1942 al 1946, che ebbe modo di produrre diversi racconti, analizzando con profondità le pieghe e le contraddizioni dell’animo umano. La città provvisoria, scritto negli anni Settanta, ci parla però di un Vegliani diverso e ci consegna un testo particolare nella genesi e nella struttura anche se intriso della stessa poetica che è parte integrante di tutta la sua produzione precedente. La storia del reduce da una missione spaziale che atterra su una stella lontana dalla Terra e da essa così differente, è straordinariamente attuale per contenuti e metafore. Studiato come un dialogo-confronto-scontro tra due mondi diversi, il libro diventa uno strumento utilissimo per studiare e conoscere i rischi di una realtà senza governo in cui l’apparente libertà non è frutto di una scelta consapevole quanto il fardello necessario per entrare a far parte di una comunità di simili. Su quel pianeta la morale non esiste, la vita è basata interamente sulla ragione, nessun sentimento apparente, nessun afflato, nessun trasporto emotivo. L’egoismo, la vanità e la ribellione sembrano essere appiattiti in un’esistenza che offre tutte le soluzioni ancora prima di porsi le necessarie domande. I cittadini non hanno bisogno di nulla, quindi si accomodano su una vita che non ha stimoli, avvilisce la creatività, scredita l’originalità e relega le inclinazioni e gli istinti in luoghi appartati in cui non si corra il rischio della contaminazione. Igor è un uomo affascinante, colto, intelligente, conosce la Terra, la storia, le nostre usanze ma è miope e in tutto schiavo di una coercizione inconsapevole che lo rende vittima di un sistema massificato e totalizzante. Si respira ovunque, tra queste pagine, l'originalità e l’acutezza di una mente sopraffina, la capacità di invenzione che si mette a servizio di uno spirito che resta critico e sempre attuale. I temi cari a Vegliani, quali quelli della giustizia, della dignità umana, della libertà e della morte sono affrontati per una volta senza malinconia ma con la lucidità e l’eclettismo che solo un grande autore poteva possedere. La disamina dei diciotto articoli della costituzione di Kapra, fantomatico luogo che assomiglia ma non coincide con la stella di atterraggio, rappresenta la chiosa perfetta di questo libro prezioso e assennato nelle sue conclusioni. Un modo per farci capire che ciò che abbiamo negli anni costruito con la fatica e il sacrificio di uomini e donne disposti a lottare per i valori in cui credevano non è andato tutto perso. Che resistono aneliti di impegno e onestà intellettuale, che nulla è perfetto ma resta perfettibile (al contrario di quanto statuito a Kapra). Motivo valido ed imprescindibile per dare a questi scritti la voce e la considerazione che meritano in nome della struggente modernità che li caratterizza e per gli obiettivi meriti letterari che ne fanno un gioiello raro e prezioso da non lasciarsi sfuggire.



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