La clinica Riposo & Pace ‒ Commedia nera n. 2

La clinica Riposo & Pace ‒ Commedia nera n. 2

Ufficialmente Alfio Pallini viene ricoverato alla clinica “Riposo & Pace” (sì, sì, con la & commerciale), perché ormai i farmaci antipsicotici che gli vengono somministrati, anche in dosi massicce, sembrano non avere più alcun effetto. È certo, sicurissimo che la nipote e il marito lo vogliano uccidere per appropriarsi dell’eredità, vede e parla con persone che non esistono ‒ uno in particolare è Ulrich, l’unico di cui Alfio si fida. E che tutto sommato potrebbe anche essere l’unico ad esistere. Questo è almeno quello che la nipote di cui sopra sostiene; a nulla valgono le proteste di Alfio, soprattutto perché all’arrivo in clinica gli viene sommnistrata una ulteriore dose di sedativo, il cui effetto dura peraltro pochissimo, giusto il tempo di portarlo in stanza. Stanza il cui altro ospite è deceduto da pochissimo, tanto che ci sono ancora i parenti a ritirare le sue cose. Il povero Alfio resiste stoicamente usando tutti i sotterfugi possibili e immaginabili – qualcuno anche non immaginabile ‒ nasconde le medicine, distrae infermiere e inservienti, crea situazioni allucinanti ma del tutto invano. Nel frattempo l’occupante della stanza arrivato dopo di lui spira come il precedente, rendendo il nostro eroe sempre più convinto che il Riposo e la Pace del nome della clinica siano dei chiari riferimenti a quelli eterni, spingendolo a prendere dei provvedimenti, anche drastici, per evitare di essere il prossimo che uscirà dalla stanza 9 su una barella, col volto coperto da un lenzuolo…

Che ridere faccia bene non è una novità ed è una lezione che Recami ha sempre applicato. Il suo è uno humour piuttosto nero, che sbeffeggia le situazioni più comuni, alcune fino a renderle paradossali. Il “problema” anziani è certamente un tema piuttosto sentito e le notizie su case di riposo lager sono praticamente quotidiane. Come dice Recami stesso però, seppur nere le sue sono commedie, come tali lui le scrive e come tali vanno lette. Lo ha fatto con la Commedia nera n. 1, in cui ribaltava un altra situazione piuttosto comune, quello della donna vessata dal potere economico del marito. In forza a Sellerio dai tempi de La casa di ringhiera – una serie di romanzi in cui gli inquilini rappresentano un po’ tutte le tipologie umane, Recami anche in queste Commedie ci propone una galleria di protagonisti variegata quanto basta: l’avido fondatore che trasforma tutto in business proponendo ai parenti l’acquisto di cibi bio prodotti a latere dalla stessa struttura (che propone addirittura la possibilità si soggiorno con SPA a disposizione), le infermiere e le inservienti stereotipate, le connivenze che fanno sì che tutto questo sia possibile. Recami ha una cifra assolutamente singolare, anche all’interno del panorama offerto da Sellerio, che in quanto a giallisti capaci di unire storie assolutamente realistiche con un gran senso dell’ironia non se ne fa scappare uno (chiedo scusa ma ho una passione per il libretti blu). Unico difetto (purtroppo piuttosto comune negli autori che mi piacciono)? Loro ci impiegano un anno a scrivere i libri e io in mezza giornata li finisco.



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