La collezione Lancourt

La collezione Lancourt
Parigi, 1908. Jerome Lancourt è in salotto e sta dipingendo. Suo fratello François, seduto vicino a lui, legge un libro. Quando il campanello di casa suona, i due sospendono ogni azione, curiosi di conoscere la persona assunta per fare da lettrice alla loro madre ormai quasi completamente non vedente. Jerome e François sono colpiti non tanto dalla bellezza semplice di Sabine, quanto dallo sguardo, per la timidezza contenuta nel "verde indiscreto" degli occhi; incantati ascoltano la sua voce  "propagarsi per le stanze, una a una, spalancare  le finestre, la vita, in quella villa"... Italia, oggi. Il quadro raffigura lo scorcio di un giardino rigoglioso, soleggiato: in fondo s'intravede la sagoma di una donna seduta all'ombra di una siepe. Avrà avuto più o meno dieci anni quando suo nonno, dopo averla osservata a lungo leggere sdraiata sotto un albero, le aveva detto che gli ricordava la donna di quel dipinto e glielo aveva regalato. Per anni  Bianca  era passata davanti alla tela quasi senza notarne più la presenza, ma quando sua madre le comunica che c'è un compratore interessato...
La prima cosa che colpisce nel libro di Manuela Giacchetta è  l'accostamento inusuale delle parole, quasi ermetiche poesie, una dimestichezza con la lingua italiana tale da richiamare in modo originale immagini raffinate e sensazioni acute. La storia, che  inizialmente si sviluppa su due piani temporali diversi, è un  intreccio ben calibrato di generi, (romance, thriller, soprannaturale) che ha come filo conduttore  la tensione profonda  scaturita dal desiderio sospeso e inappagabile tra Bianca e Dennis. Il passaggio dalla narrazione reale a quella fantastica è naturale e convincente; i personaggi sono descritti e curati a tutto tondo, definiti con incoerenze e risvolti umani che permettono al lettore d'identificarsi spontaneamente ora con l'uno ora con l'altra. A  voler essere pignoli, forse tra tutti l'antagonista, Podlov, è un po' troppo cocciutamente negativo, e la ricostruzione degli eventi che lo spingono alla vendetta per certi versi appare sbrigativa, ma la sommaria rappresentazione anche di altri episodi del passato non impedisce il fluire della narrazione, che resta tuttavia avvincente, nitida, ricca, evocativa. I colpi di scena si susseguono fino alla fine, i misteri sono svelati a piccole gocce e le congetture del lettore vengono smontate con eleganza senza cadere in stereotipi, lungo le pagine di una storia che tiene sospesi e in buona compagnia.

 

 

 
 
 
 
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