La collina dei suicidi

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1984. Su richiesta dei vertici del Dipartimento di Polizia di Los Angeles uno psichiatra stila una perizia sul geniale, sessuomane, tormentato e violento sergente Lloyd Hopkins, detective leggendario ma allergico a qualsiasi procedura legale. Le conclusioni della perizia psichiatrica sono inequivocabili: per Hopkins si propone il ritiro anticipato con pensione per invalidità di servizio, è il modo migliore per toglierlo di mezzo evitando comunque di penalizzare un eccellente poliziotto. Intanto il detenuto-modello Duane Rice, dentro per furto d'auto e arrivato alla fine della pena, esce di galera con l'idea fissa di riconquistare la sua ragazza Vandy, bellissima aspirante popstar caduta nel gorgo della droga e della prostituzione. Ma mentre la cerca per tutta Los Angeles trova il tempo di organizzare geniali rapine di banca con la complicità di due fratelli messicani ex venditori porta a porta di Bibbie, lo psicopatico Bobby e il riflessivo Joe: si tratta di sequestrare le giovani amanti di due bancari e ricattarli costringendoli ad aprire le casseforti a Duane e soci. Delle misteriose rapine si occupa l'FBI, che come agente di collegamento sceglie proprio Hopkins, che nel frattempo ha rifiutato rabbiosamente la proposta di pensione e si trova in bilico tra licenziamento e nuovo incarico, a seconda di come andrà lo scontro di potere tra i vertici del LAPD. A complicare dannatamente le cose ci si mette il fatto che Duane Rice nel frattempo, pazzo di gelosia, ha scoperto che Vandy probabilmente è entrata in un giro di film hardcore, un giro gestito proprio dal tipo che l'ha fatto arrestare...

“...and death was a thrill on Suicide Hill”. È del 1985 il capitolo finale della trilogia del sergente Hopkins, ispirato alla leggenda nera di Fritz Hill, veterano della II Guerra Mondiale e Hell's Angel della prima ora che viveva in una sorta di discarica chimica usata dai motociclisti come terrificante percorso di guerra, con prove di valore che non di rado finivano molto male, con la morte degli incauti centauri. Droga, pornografia, prostituzione, crimine, violenza, paranoia, puzza di cordite: etichettato come uno dei libri meno riusciti di James Ellroy, La collina dei suicidi è in realtà uno dei suoi romanzi più paradigmatici. Il primo in cui lo scrittore californiano – evidentemente incoraggiato dal buon successo di vendite dei primi due capitoli della saga – si è sentito libero di introdurre elementi di innovazione e visionarietà nel suo stile, fino a quel momento un mix tra hard-boiled e thriller anni '80, cominciando a percorrere una strada più personale che l'avrebbe portato in pochi anni a diventare uno dei più importanti esponenti della narrativa statunitense contemporanea.



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