La comparsa

La comparsa
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Orfana di padre da pochi mesi, Noga si ritrova a Gerusalemme nella casa della sua infanzia: farà da guardiana all’immobile mentre la madre trascorre tre mesi in prova in una casa di riposo a Tel Aviv. Architetto di questa geometria familiare è Honi, fratello di Noga, su cui grava il peso dell’assistenza all’anziana madre, sola in una vecchia casa in un vecchio quartiere. Circondata, in più, da ebrei ultraortodossi che poco apprezzano la laicità della loro famiglia. A Honi non sfugge lo scetticismo della sorella: la madre non accetterà mai di lasciare Gerusalemme. Noga, comunque, s’impegna a rimanere fuori dalla scelta della madre e approfitta della solitudine, e di un inatteso ritorno alle origini, per dedicarsi a sé stessa. Ritrova in un angolo, per esempio, la prima strana arpa che suonò da piccola, quella che la influenzò al punto di farne, oggi quarantenne, una concertista internazionale. Trova anche da sbarcare il lunario lavorando come comparsa, venendo così a contatto con uno spaccato di varia umanità. Tra tutti, a sorpresa e in maniera travolgente, anche Uriah, l’ex marito da cui, anni prima, si è separata per via della propria irremovibile decisione di non avere figli…

Questa è la storia di una diaspora ebraica sui generis: non storica, non epica, semmai una diaspora privata che dalla Terra Santa porta in Europa. E, come spesso accade, è anche la storia di un ritorno che implacabilmente tocca almeno una volta nella vita a chi emigra. È anche una moderna storia di donna: desiderosa di affermare se stessa nell’arte, per questa sua vocazione è disposta a mollare marito patria e famiglia. Davvero per una donna che abbia degli obiettivi personali i figli sono un limite? È quindi una scelta di libertà? O piuttosto di egoismo? È stato lo stesso Yehoshua a sostenerlo, all’uscita del romanzo, attirandosi neanche a dirlo l’antipatia delle femministe. Il finale, coerentemente, tira da questo lato ma lo fa in maniera dolce, non pretenziosa: al termine di un percorso interiore piuttosto travagliato, perfino madre natura sembra disposta a dare alla protagonista una seconda possibilità. Emerge insomma una figura di donna sfaccettata e non monolitica, a dispetto delle profonde convinzioni dell’autore. La riflessione rimane tutta individuale, se davvero una donna sia completa solo se madre; queste pagine, però, hanno il merito toccare questi tasti in una maniera soave, quasi romantica. Nemmeno le avesse scritte una donna.



 

 

 

 
 
 
 

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