La comunità sconfessata

La comunità sconfessata
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Con buona pace della Thatcher, per la quale “la società non esiste”, la verità è che non solo la società esiste eccome, ma che influenza l’individuo in maniera talmente pervasiva da diventare trasparente, non più percepita, come qualcosa della cui presenza ci si dimentica, avendola ormai data per scontata. A ben vedere, soprattutto nell’epoca globalizzata in cui si è sempre meno isolati, l’individuo è fortemente influenzato dalla comunità umana di riferimento: ciò che rende il problema stesso ‒ dell’individuarla; del comprenderla; dell’indirizzarla ‒ tremendamente attuale. Al punto di diventare, sulle orme della riflessione di Maurice Blanchot, “l’ossessione dell’Occidente”, il punto verso il quale si muovono tutte le riflessioni elaborate finora. Il paradosso della comunità ‒ magari semplicemente filtrata attraverso la miriade di notizie che giungono dai media ‒ è quello di essere, al contempo, presente sempre nelle nostre azioni, e allo stesso tempo assente in quanto mai perfettamente realizzata, qualcosa che deve essere costantemente rimesso in opera, ri-costruito. La comunità, in una parola, è la vita dell’uomo, costitutivamente persona (nata dalla relazione) ancor prima che individuo (astrazione della filosofia politica: di fatto, ci si domanda, è mai esistito un “uomo unico”?), eterna fonte della nascita del singolo al mondo, proprio mentre è anche la fonte (magari una delle fonti) del suo disagio esistenziale…

Dopo la pubblicazione de La comunità inoperosa nel 1983, Jean Luc Nancy, filosofo francese, tra i maggiori esponenti del pensiero contemporaneo che ha dedicato numerosi anni allo studio del concetto di comunità, torna a riflettere su questo tema a lui caro e a dialogare con tutti quei pensatori che hanno dato vita al dibattito sull’essenza della vita comunitaria, in primo luogo il citato Blanchot, con la sua pietra miliare La comunità inconfessabile. In questo modo il pensatore può definitivamente correggere alcune affermazioni precedenti e completare quel percorso che anni addietro aveva lasciato ancora aperto. Nancy è capace di condurre il lettore attraverso sentieri inesplorati, muovendosi tra ciò che sembra completamente evidente e ciò che risultava tanto nascosto da apparire inesistente; il suo lavoro ‒ spesso criticato come poco sistematico ‒ è in realtà indagatore e provocatore, svolto egregiamente a partire da un sottile gioco ermeneutico a cavallo tra i molteplici sensi delle parole. Con il risultato di mostrarci come la comunità svolga per noi, per usare una metafora, la stessa funzione dell’aria: non potremmo vivere senza, eppure viviamo proprio come essa non esistesse. Uno studio, seppur abbondante nell’uso di termini in senso tecnico, in grado di rivolgersi a un pubblico più ampio di quello dei soli addetti ai lavori.

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