La confessione di Roman Markin

 La confessione di Roman Markin
Roman vive a Leningrado nel 1937. È un “censore comunista”. È dalla cognata, vedova che non sa quasi nulla di lui. Eccetto che non ha tutte le rotelle a posto. Lui è lì per evitare che il destino di suo fratello si estenda all’intera famiglia. E per farlo, sono necessarie tutte le foto di Vos’ka (nove in tutto) e una moneta per grattare via tutte le tracce del suo volto e mantenere viva la speranza che almeno suo nipote possa, in un futuro non troppo lontano, “diventare un edificatore attivo del comunismo”. Al contrario di suo padre, accusato di esserne acerrimo nemico ed oppositore. Eppure c’è stato un tempo, quando erano bambini, nel quale il loro legame era davvero forte: il viso di suo fratello, disegnato più e più volte, è stato il motivo del suo divenire artista. Due anni dopo dall’incontro con sua cognata, Roman ancora corregge ritratti, foto, quadri con l’obiettivo di cancellare qualsiasi segno della cultura occidentale. Distruzione e censura verso tutti i nemici dello stato. Compreso suo fratello. Salvo, però, recuperarne il volto e il ricordo (quasi a volerlo tenere in vita) inserendolo perfino in un quadro di Zacharov. Ma sarà l’immagine di una ballerina a dare il via al racconto delle vite, a tratti disperate, di una serie di personaggi strambi…

In questa sofisticata e delicata raccolta di racconti, la trama si sviluppa intrecciando il passato con il presente, concatenando eventi, luoghi, personaggi: Galina, la nipote della ballerina; Kolja, il suo primo amore; Alexsej, il fratello minore di Kolja. Vite e storie che attraversano il tempo e lo spazio per arrivare fino a noi. Un libro difficile (anche da descrivere) e malinconico che richiama, nello stile e nelle ambientazioni, la tradizionale produzione russa e che ripaga l’impegno della lettura con una profonda riscoperta dell’umanità e una struggente spinta salvifica. Ciò che il sistema cancella e nasconde, l’uomo svela e ricostruisce, ritrova e ricongiunge. L’arte (come ricerca di sé, espressione di una visione del mondo e denuncia dell’ingiustizia) diventa lo strumento privilegiato di questo processo. Una narrazione pungente e potente, ricca di dettagli e ironia, di personaggi che hanno bisogno di riscattarsi e ritrovarsi. Una costruzione di parole ricercate, di profondità dell’animo, di prospettive singolari che ci presentano le periferie della storia che urlano contro la tirannia e il degrado, la corruzione e il potere, le bugie e l’inganno. Oggi come ieri. E forse, oggi più di ieri.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER