La confessione di Tommaso

La confessione di Tommaso

Napoli, 15 aprile 1927. Sono gli anni del predominio fascista, e anche a Napoli, con le sue contraddizioni e il suo fascino oscuro, i bordelli e le società segrete, i dettami mussoliniani spaccano in due le vite della popolazione. Riverso sul suo letto, viene rinvenuto il cadavere di Francesco Gaetani, quarantenne poeta e scrittore, amico di Gabriele D’Annunzio. Accanto al corpo, un flacone vuoto di Veronal, alcune compresse sparse sul pavimento e sopra il comodino una piccola statuetta del presepe raffigurante una vecchia al telaio, intenta a recidere un filo. Il caso viene subito chiuso come suicidio e archiviato. Sessant’anni più tardi, nella primavera del 1992, al termine della sua iniziazione a Maestro di una loggia massonica, un giornalista riceve un messaggio misterioso e un invito da parte della contessa Maria D’Algran, in gioventù amante di Francesco Gaetani. Durante l’incontro, l’anziana nobile gli consegna un plico di documenti che potrebbero far luce sulla reale causa della morte del poeta. L’indagine giornalistica riconduce l’uomo agli al ventennio fascista, in una Napoli oscura, tra case chiuse e logge massoniche. Passo dopo passo, dal passato riemerge la storia di Francesco Gaetani, le sue frequentazioni, il suo pensiero politico, le rivelazioni che avrebbe potuto fare, i complicati rapporti con il fratello Tommaso e le discussioni con famoso poeta Gabriele D’Annunzio, fino ad arrivare all’ultima pagina, con la confessione dell’omicida in una lettera scritta venti anni dopo l’omicidio. Pagine vergate a mano che però non arriveranno mai alla contessa Maria e nasconderanno la storia del poeta ucciso fino ai giorni nostri…

Aniello Milo, scrittore, insegnante, giudice popolare, esoterista, racchiude in meno di novanta pagine il suo secondo libro: un romanzo breve e dal gusto particolare. In esso, lo scorcio di una Napoli ricca di simbologia, affascinante e ammaliante, misteriosa ma dal gusto amaro, a causa del periodo storico raccontato. In quegli anni, infatti, a Napoli esisteva una confraternita chiamata I Cavalieri del Re, di cui si fa menzione nel romanzo. Antisemiti e anticomunisti, organizzati militarmente, avevano come simbolo il gladio romano. Eseguivano spedizioni punitive, scegliendo con cura gli obbiettivi. Nel racconto di Aniello, la cronaca di quei tempi si legge chiaramente, seppure con una evidente chiave romanzata che trasforma la Storia in storia narrata. I brevissimi capitoli somigliano a flash, lampi di luce che mostrano uno scorcio del passato e descrivono velocemente alcune scene, come fossero stralci di sogni che il lettore fa e nei quali vede persone, ode dialoghi. Così ritroviamo Gabriele D’Annunzio che a Napoli soggiornò veramente all’Hotel Vésuve, sebbene non sia provato che accadde all’epoca dei fatti narrati nel libro, così come esisteva il gruppo criminale I Cavalieri del Re e le logge massoniche che tutt’ora operano nella città. Da alcune dichiarazioni fatte dall’autore durante un’intervista, emerge che il romanzo narra di una storia vera, seppure ancora secretata. Una storia che, probabilmente e purtroppo, somiglierà a chissà quante altre ancora. Un romanzo dunque per gli appassionati della storia recente, ma anche per quelli che amano immergersi brevemente in una trama particolare, dove la morte e vita si intrecciano tra i simboli più oscuri e potenti dell’esoterismo.



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