La conquista del Nord

La conquista del Nord

Il termine “vichingo” è utilizzato in senso generale – e spesso improprio – per definire popoli originari delle attuali Svezia, Danimarca e Norvegia che attorno all’Anno Mille veleggiavano in direzione ovest verso le isole britanniche, le coste europee (sia a nord che a sud), l’Islanda, la Groenlandia e persino il Nord America per depredare e distruggere, ma anche commerciare e colonizzare. All’epoca questi popoli non erano conosciuti come vichinghi, ma chiamati pagani, danesi o normanni (“Libera nos, Domine, a furore normannorum”, si pregava nelle chiese). Cosa sappiamo davvero di loro? Le fonti scritte sono pochissime: ci si basa di solito su brani degli Annali dell’Ulster e sulla Cronaca anglosassone, che però sono opere giunte fino a noi da copie successive non si sa quanto accurate e che comunque illustrano il punto di vista delle vittime dell’espansionismo norreno. E i vichinghi? Purtroppo usarono i loro caratteri runici soltanto per incidere brevi necrologi, non per raccontare vicende storiche. Le famose saghe scandinave giunte fino a noi furono scritte 400 o 450 anni dopo l’era vichinga, da autori cristiani che scrivevano per lettori cristiani. Nonostante quindi vadano prese con beneficio d’inventario, contengono alcune informazioni preziose: la poesia scaldica ha una struttura complessa e un vocabolario criptico, ma deriva da miti e leggende di un passato ancora più arcaico, sul quale getta un po’ di luce…

Sebbene il materiale bibliografico e storiografico sui Vichinghi – sia accademico che generalista – sia tantissimo, gli studiosi si sono spesso concentrati solo su alcune Regioni delle isole britanniche, trascurando una visione d’insieme, più “dall’alto”. È l’approccio che invece cerca di avere la storica Katherine Holman, ex lettrice di Studi Scandinavi presso l’Università di Hull e attualmente docente alla Open University. Sforzandosi di tenersi equidistante dai due lavori più famosi sull’argomento – quello firmato da Henry Loyn e quello dell’archeologo Julian Richards, abbinato ad una fortunata serie di documentari della BBC – la Holman evita di cadere nella tentazione dell’aneddotica delle scorrerie preferendo valutare il contributo prezioso dato da questi popoli nordici all’identità culturale britannica e dedica anche molto spazio al proseguimento dei contatti tra Inghilterra e Scandinavia dopo il tramonto dell’era vichinga. Certo, i vichinghi furono formidabili navigatori e guerrieri: ma furono anche agricoltori e legislatori, ed ebbero una tradizione religiosa e mitologica ricca e affascinante. Nello sforzo di cancellare l’immagine distorta dei vichinghi inchiodata nell’immaginario collettivo, l’autrice fatica – non per colpa sua, ma per la carenza di fonti coeve e/o attendibili – a tracciare le coordinate precise del “vero” mondo vichingo, lasciando forte nel lettore la sensazione che ci sia sull’argomento ancora molto da scoprire e da capire.



 

 

 
 
 
 

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