La conservazione metodica del dolore

Il 45enne Benito fa il fotografo a Viadana, un piccolo paesino di provincia nel mantovano. È sposato, ha una bambina. In seguito ad un attacco epilettico più forte di altri nel dicembre del settantanove ha praticamente cancellato dalla memoria dieci anni di vita, centoventi mesi di esistenza di cui gli rimangono “solo” innumerevoli fotografie - le più belle che abbia mai scattato, sostengono i colleghi -  raccolte in un unico fascicolo che ha ironicamente intitolato “Omissis”. “Omissis” è anche il titolo di un'importante mostra che Benito è chiamato ad allestire a Milano. Per ognuna delle immagini deve scrivere una didascalia che ne illustri il significato, ne indichi il soggetto e suggerisca un percorso di lettura complessivo. Ma per fare questo Benito è costretto ad un viaggio attraverso un luogo oscuro, un posto che lo spaventa e che potrebbe rivelarlo una persona che non ha voglia di essere. Grazie all'aiuto della sua nuova compagna e per il bene della figlia che fin troppo gli assomiglia, decide di intraprendere questo viaggio che sin da subito si rivela nella sua complessità. Con difficoltà a volte, con naturalezza altre, a brandelli o tutti insieme riemergono i nomi, i volti e le situazioni di un passato che fino a poco tempo prima sembrava non appartenergli più...
Opera prima per quello che ha tutte le carte per diventare uno scrittore affermato. Ivano Porpora, classe 1976, ha una prosa matura e rotonda, a tratti colta; ottimo e presente l'editing che armonizza un romanzo dalla costruzione complessa e, solo a tratti, faticosa in special modo nella prima parte. E leggendo la biografia dell'autore non sorprende scoprire che tra le tante cose che lo vedono impegnato è anche insegnante di narrazione per bambini. Un romanzo che parla della provincia senza essere provinciale, in cui tutta la retorica del “paese” acquista una nuova nitidezza, lontana dal folklore, e regala personaggi indimenticabili come Don Binda, il pifferaio di Hamelin e Sulfanel. I capitoli del ricordo, se così si possono definire, sono vere e proprie pennellate di un passato che chiede di non essere dimenticato e che riemerge fiero e forte della sua poesia. Un libro sull’intensità della fragilità umana, sul potere del ricordo, sul peso degli errori, sulla responsabilità e sulle paure. Un viaggio a ritroso che affronta i fallimenti con coraggio, un debutto che merita tutta la nostra attenzione.

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