La contessa di ricotta

La contessa di ricotta
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Era stato il re in persona, nell’Ottocento, a omaggiare il trisavolo delle contesse con un titolo nobiliare nuovo fiammante e un bel palazzo seicentesco (noblesse oblige!) nel quartiere di Castello, a Cagliari. Da quel momento di inverni ne sono passati parecchi, la fortuna di famiglia s’è involata, e le ultime tre eredi, contesse senza portafoglio, di quella fastosa residenza ormai fatiscente non hanno conservato che un appartamento a testa come promemoria dell’opulento passato dei loro avi. Se Noemi, la primogenita, giudice di professione nonché zitella spigolosa, sogna di ricomprare pezzo a pezzo quel palazzo quasi perduto, le altre due sorelle sono prese da tutt’altre preoccupazioni. La bella Maddalena, sposa senza figli, non fa che propiziare la vita nel suo ventre finora sterile abbandonandosi tumultuosamente al piacere dei sensi. Quanto alla “contessa di ricotta”, mani e cuore molli come quel formaggio delicato, ha un figlio da crescere da sola e una passione sempre più cocente per quel suo “schivoso” vicino di casa che forse potrebbe farla volare, così come le ha predetto, sibillina, la zingara Angelica…

Per un autore il legame con la propria terra, quando è vivo e intenso, costituisce di certo un prezioso serbatoio di suggestioni, ritmi, immagini, atmosfere, tale da regalare alla sua scrittura un profumo particolare e intenso, unico com’è quello delle radici e della memoria. Così è per Milena Agus, che va sicuramente annoverata tra quegli scrittori per i quali l’appartenenza a un luogo non è mero fatto anagrafico ma elemento fondante, imprescindibile. La sua amata Sardegna, indomita e bellissima, così diversa da quella leccata e tronfia dei “bilionari” da copertina, non è sfondo inerte ma personaggio a sua volta, e forse parcellizzata in atomi si ritrova anche impastata tra le parole, per poi talvolta emergere come un geyser in certi musicalissimi inserti dialettali, affascinanti quanto misteriosi. È una scrittura, quella di Milena Agus, apparentemente elementare e dalle movenze sottilmente arcaiche, nei cui ritmi, talvolta, sembra di poter riconoscere la malia delle favole che da bambini ci incantavano, forse anche grazie a personaggi un po’ fiabeschi come la zingara Angelica, o il gatto-bambino Mìccriu, o la povera Fana, nata prematura da una puttana e poi sposa di un conte neppure fosse Cenerentola. Ma in fondo, a ben pensarci, un clima atemporale da favola – o da apologo gentile – aleggia morbido su tutti, protagonisti e comparse, dando all’accorata ricerca della felicità e dell’amore in cui essi sono impegnati la lirica levità di un volo di farfalla.



Leggi l'intervista a Milena Agus

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER