La convocazione

La convocazione
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La lettera giunge per posta ordinaria, messa come di consueto nella cassetta della posta riservata al professor Ray Atlee, presso la scuola di legge dell’Università della Virginia. Ray la riconosce all’istante: sottile (probabilmente contenente un solo foglio), l’indirizzo del mittente con lettere d’oro in rilievo. “Giudice Reuben V. Atlee, Venticinquesimo distretto, Tribunale della contea di Ford, Clanton, Mississippi”. Le lettere “e” e “o” sono sbavate come al solito: suo padre dovrebbe decidersi a sostituire il nastro della sua vecchia Underwood una volta per tutte. Buone o cattive notizie? Con il vecchio giudice non si può mai sapere: Reuben Atlee ha quasi ottant’anni, un cancro allo stomaco, un cuore sopravvissuto a ben tre infarti e soffre di diabete. La missiva è breve, esattamente nel suo stile (capace di lunghe dissertazioni in sede processuale, il “Giudice” – come suole chiamarlo Ray – è invece estremamente conciso nello scrivere): è un invito per Ray e Forrest, i suoi due figli, a presentarsi nel suo studio domenica 7 maggio alle ore 17, per discutere dell’amministrazione del suo patrimonio. Patrimonio, che per altro, è avvolto nel mistero: il bene principale è senza dubbio Maple Run, la casa di famiglia, un vecchio lascito che sta cadendo letteralmente a pezzi: i pavimenti imbarcati, il tetto malandato, le pareti scrostate. Da quando è morta l’ultima domestica, Irene, nessuno ha mai più passato l’aspirapolvere o il panno sopra i mobili. Il Giudice (benché lo consideri un furto) paga un tizio venti dollari la settimana per tagliare l’erba. Tipico di suo padre, fissare un appuntamento senza tenere conto di eventuali impegni pregressi dei convocati: ma Ray si impone di essere indulgente con lui nonostante le divergenze che li hanno tenuti lontani nel corso degli anni; in fondo il vecchio non ha molto tempo ancora da vivere. Anche rivedere suo fratello gli crea disagio: Forrest è la pecora nera della famiglia, ne ha combinate di cotte e di crude – e ancora ne combina – tra alcool, droghe e lavori ai limiti della legalità. Ray ha perso il conto di quante volte lui o il Giudice hanno dovuto rimediare ai suoi casini. Per arrivare a Clanton in macchina ci vogliono quindici ore, ma Ray se la prende comoda, percorrendo la strada ad una velocità massima di settanta chilometri l’ora, con l’intento di ritardare il più possibile il suo arrivo alla casa paterna. Ad accoglierlo non c’è nessuno, solo silenzio e un’aria impregnata dell’aroma intenso di tabacco da pipa. Suo padre è nello studio e sembra appisolato: Ray gli si avvicina, ma ci mette un po' prima di capire che Reuben Atlee non respira, il polso privo di pulsazioni. Il vecchio giudice è morto. Accanto, le sue pastiglie di morfina. E mentre Ray attende l’arrivo di suo fratello, qualcosa in quello studio attira la sua attenzione: nella parte inferiore del mobile, parzialmente coperte dal divano, sono stipate diverse scatole verde scuro della Blake & Son (l’antica stamperia di Memphis che rifornisce da sempre tutti gli avvocati e i giudici del Mississippi) piene zeppe di banconote da cento dollari...

A conti fatti, ci sono ben tre milioni di dollari malamente nascosti nello studio di un integerrimo giudice: un uomo famoso per la sua integrità morale, e che ha sempre condotto un’esistenza spartana. Vestito sempre con gli stessi abiti neri dagli anni ‘50, proprietario di una vecchia Lincoln e con un debole per la beneficenza: Reuben Atlee risparmiava i soldi, poi li regalava. Mai un azzardo in borsa, mai visto seduto ad un tavolo da gioco. Ed è matematicamente impossibile che abbia guadagnato così tanto in trentadue anni di servizio. Allora da dove proviene quel malloppo, e perché non ve n’è traccia nel testamento? Qualcuno oltre al giudice ne è a conoscenza? E se la sua onestà, tanto decantata da chi ben lo conosce, fosse stata soltanto una menzogna? Molte sono le domande che affliggono Ray, il protagonista di questo classico di John Grisham, l’avvocato/scrittore che non ha certo bisogno di presentazioni: il legal thriller, in definitiva, lo ha inventato lui, attingendo a piene mani dalla sua attività e trasformando le storie transitate dal suo studio nel Mississippi in acclamati bestseller. Contrariamente a molti dei suoi romanzi, qui non è il controverso sistema giuridico americano ad essere in primo piano: La convocazione è più un’indagine sui sentimenti umani e sui complicati rapporti familiari; il ritratto di un uomo rigido e autoritario, che nonostante sia passato a miglior vita continua ad esercitare una forte pressione sui figli, i quali per tutta una vita ha tentato invano di forgiare a sua immagine e somiglianza ottenendo - come spesso accade - l'effetto contrario. Alla base della narrazione una semplice domanda: cosa fareste entrando improvvisamente in possesso di una montagna di quattrini? Nel caso di Ray, quarantenne dalla vita monotona appena abbandonato dalla moglie e alle prese con la stesura di un saggio, potrebbe rappresentare l’avverarsi di un sogno: comprare un piccolo aereo. Ma non è facile gestire una simile fortuna, sopratutto se non si è certi della sua provenienza: vediamo il protagonista diventare avido, nervoso, braccato, bugiardo, preda dei sensi di colpa, mentre su e giù lungo il corso del Mississippi, da Charlottesville a Clanton e ritorno, avvia la sua indagine personale. Un bel libro, dalla scrittura asciutta e lineare, dai personaggi credibili e dalla suspense costantemente alta che invita a divorare le pagine.



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