La cortigiana

La cortigiana
Roma, 1527. L’esercito del Sacro Romano Impero irrompe, annunciato dalle voci della violenza senza limiti e pudori dei suoi guerrieri, che violentano le monache e saccheggiano le case. Roma reagisce fiacca e si arrangia come può: i ricchi pagano mercenari che li difendano, gli altri sbarrano porte e finestre. Nella ricerca del giovane garzone arruolato da poco (poco portato per la guerra e certamente più necessario in casa di una nobile signora), Bucino Teodoldi, fedele servitore scaltro quanto nano, percepisce nell’aria che la sconfitta è vicina. Ma la sua padrona, Fiammetta Bianchini, cortigiana di un noto cardinale, ha un piano: all’esercito (affamato e stanco) verrà offerto ristoro. Forse riusciranno a salvare la pelle. Tutta la servitù è all’opera per la preparazione di un banchetto luculliano. La furia che imperversa fuori da palazzo corrisponde alla frenesia della servitù impegnata a lucidare posate e bicchieri dentro le stanze. Tutto è pronto. Fantesca, cuoco, garzoni. Il maiale è cotto a puntino. La Signora è una perfetta padrona di casa, alla guida del suo piccolo esercito. Qualche tempo dopo, in una maleodorante Venezia, Fiammetta e Bucino, unici sopravvissuti, ripartono da zero. Da soci in affari però. In una città che sembra fatta per puttane ed ebrei (entrambi molto avvezzi al commercio), nella quale i politici vestono come i preti e le donne sembrano scomparse. Visibili però nel Registro delle Cortigiane. Fiammetta è da lì che intende ripartire…

Come l’abile Gatto con gli stivali fa con il suo giovane padrone, Bucino architetta un piano infallibile per il successo. Il sipario si spalanca sul mondo delle cortigiane, fatto di gesti e sguardi studiati, vesti che catturano l’attenzione, equilibrio tra sfrontatezza e disinvoltura. Un mondo fatto di pura seduzione. Nell’Italia della prima metà del XVI secolo, infatti, “Mentre Roma guadagnava vendendo il perdono dei peccati, Venezia ingrassa alimentandoli”. È lei, Venezia, la vera diva di questo appassionante romanzo. È lei che ruba la scena a tutti gli altri, evocando scenari suggestivi e panorami nebbiosi, avvolgendo il lettore nei suoi colori e nei suoi odori. Una città orgogliosa e dal fascino eterno, protagonista di un romanzo storico certamente ben congeniato e strutturato finemente: la narrazione si intreccia, fondendosi, con gli eventi storici del nostro Rinascimento; i personaggi del passato (come il famoso poeta satirico Pietro Aretino) si mescolano a quelli di fantasia (oltre ai due protagonisti, spicca tra tutti la Draga, una straordinaria guaritrice), così ben tratteggiati da sembrare anch’essi reali; le dissertazioni sulla (im)moralità della società rinascimentale si fondono con godibilissimi dialoghi impastati di ironia e arguzia; la relazione, quasi cameratesca, tra Fiammetta e Bucino si alterna agli incontri furtivi, ai sentimenti e agli scontri che fanno da contraltare. Ingredienti che catturano il lettore e lo tengono legato. Fino all’ultima riga.



 

 

 

 
 
 
 

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