La cosa doppia

La cosa doppia

È mattina presto. Baltasar Salinas, in tenuta da turista con braghe corte, canotta e occhiali Persol, si muove lentamente fra i costoni di roccia che caratterizzano quel piccolo angolo di paradiso. L’aria è fresca e pizzica piacevolmente la pelle, il mare si increspa in molteplici bave bianche. Eppure qualcosa ha turbato questo quadretto idilliaco: il commissario Salinas se ne accorge subito, perché c’è un capannello di persone che parlano a voce alta. Parlano in dialetto, ma l’andaluso riesce comunque a capire di cosa si tratta. C’è una fanciulla, giovane, bellissima, si trova adagiata esanime sulla spiaggiola e sembra in tutto e per tutto una sirena. Pare che il lavoro sia venuto a cercarlo anche in Italia, lui che non si prendeva una vacanza lontano da Tarifa da moltissimi anni. È ospite nella meravigliosa Puglia a casa della sua cara amica Elena Aliota, che vive da tempo in Spagna ed è tornata per qualche giorno nella terra natale a far visita ai suoi cari. Viene subito escluso che il cadavere appartenga a una clandestina morta durante uno degli innumerevoli viaggi della speranza che interessano il sud Italia, anche se le possibilità che si tratti di una straniera sono alte. Quello della Sirena delle Pozzelle (così viene ribattezzata la bambina ritrovata senza vita) è solo uno dei casi che tengono impegnata la mente del tenente Fulchero. Casualmente è stato infatti rinvenuto il corpo di un bambino, le ossa perfettamente visibili, la carne a brandelli, il teschio scarnificato con pochi ciuffi di capelli rimasti attaccati. E poi, orrore degli orrori, è stato evirato e dato alle fiamme. Che ci sia un nesso fra le due tragedie? Che per le campagne assolate si aggiri un pazzo con una insana fissazione per rituali strani e perversi? Questo dovrà stabilirlo Fulchero, con l’aiuto imprescindibile dell’astuto collega spagnolo e soprattutto della testarda e caparbia Elena Aliota…

In alchimia, la rebis è il risultato finale di una reazione innescata fra due elementi in contrasto. Solitamente sono zolfo e mercurio, che una volta dati alle fiamme liberano una sostanza nuova. Zolfo e mercurio, sole e luna, re e regina, maschio e femmina: dualismi simbolici ripresi anche da Jung. Lo scopo dell’alchimia non è un mero esercizio chimico-fisico, ma una trasformazione psichica, l’ascesa verso una condizione spirituale superiore. Questo è il progetto dell’assassino che agisce nelle pagine de La cosa doppia: pervenire alla rebis, o res bina, la cosa doppia per l’appunto. La vicenda narrata si svolge nello spazio di sette giorni, ovvero durante la settimana di ferie che Elena e Baltasar passano in Puglia. Sette sono anche le parti in cui l’autrice divide il romanzo, e ognuna rivela un’ulteriore evoluzione delle indagini. La protagonista assoluta è Elena Aliota, una donna indecifrabile e coraggiosa, che ama gli animali più degli uomini, forse perché sono più meritevoli di cure, forse perché la sua indole è più vicina a quella di una jatta, una gatta randagia e senza padroni, che a quella di una donna. I maltrattamenti sugli animali, il traffico di minori, le problematiche dell’immigrazione e dell’inclusione: sono moltissime le tematiche affrontate. Anna Maria Danese, giornalista Ansa, è al suo romanzo d’esordio, ma si può dire che non si sia risparmiata. Per tessere la trama l’autrice ha ricercato a fondo, non lasciando nulla al caso sia in campo esoterico che in campo giuridico, ma anche per sottigliezze botaniche e zoologiche. Tutto sembra misurato e scelto con cura, esattamente come la scelta di mixare italiano e dialetto. Volendo trovare un difetto, forse il finale tarda ad arrivare e sarebbe stato meglio giungere a una conclusione meno trascinata. Questo però è solo un piccolo particolare, che non può intaccare un giudizio che è totalmente positivo per questa ottima opera prima.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER