La coscienza di Andrew

La coscienza di Andrew

Un uomo racconta di Andrew. Chi è? Andrew stesso? Dove si trova? In un ospedale? Una stanza interrogatori? Il suo interlocutore, Doc, è uno psichiatra o un agente? È reale o è un’identità che Andrew sembra rincorrere affannosamente? Il dialogo tra narratore e interlocutore parte con la contrapposizione netta tra l’approccio cognitivistico e biologico di Andrew alla mappatura della mente e quello analitico emozionale che Andrew rimprovera a coloro che giocano “con le parole” come il suo interlocutore. Andrew parla di sé come di un killer, un impostore, che ha finto di vivere emozioni, sentimenti, persino ricordi, ma è fondamentalmente incapace di “sentire” in modo convenzionale. Dichiara di aver vissuto in Europa dell’Est, di aver diviso una stanza a Yale con l’attuale Presidente che lo ha nominato capo dell’Ufficio di documentazione Neurologica negli scantinati della Casa Bianca; di aver ucciso la sua prima figlia perdendo così sua moglie Martha e, di aver affidato dopo la morte della seconda moglie, la loro bambina a Martha e al suo colossale nuovo marito per compiere una missione segreta. Racconta delle voci che sente, dei lutti e del dolore che ha provocato, dell’impostore con cui ha convissuto e della sua studentessa poi moglie Briony persa l’11 settembre, della propria incapacità di sentire rimorso per la morte della bambina avuta con Martha…

Con il procedere della narrazione il tono si fa intimistico, le voci nella testa di Andrew assumono contorni sempre più definiti, l’impostore rivela caratteristiche di vulnerabilità tipiche della vittima. La confusione iniziale cede il passo ad un progressivo aumento dei punti di contatto tra la sua mente e la realtà esterna, il tempo che scorre. L’11 settembre è l’evento catalizzatore del dolore, la breccia attraverso cui la mente ha lasciato scorrere via l’inaffrontabile e il dolore ha riempito il vuoto lasciato da eventi, emozioni, persone, significato. Andrew opera una vera e propria dissezione del proprio cervello, ne cataloga i contenuti, li esamina alla luce dalla convinzione che il progredire della mappatura genomica e il conseguente approccio biologico alla patogenesi di malattie cosiddette mentali porterà anche la possibilità di espungere il dolore prima che la mente ceda; si aggrappa caparbiamente alla convinzione che il cervello è destinato a sviluppare capacità di rivivere gli eventi a partire da tracce biologiche, lasciando sempre meno spazio alla cognizione del dolore. Come spesso accade nel mondo editoriale italiano, in cui a dettare la traduzione di un titolo sono criteri mercantilistici (in parole povere: renderlo appetibile sugli scaffali di un ipermercato) piuttosto che filologici, La coscienza di Andrew è un titolo scelto senza alcun rispetto per l’originale Andrew’s Brain e senza alcuna attinenza con i contenuti del libro.



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