La coscienza di Zeno

La coscienza di Zeno
Zeno, un commerciante di Trieste, inizia a scrivere la sua autobiografia esortato dal suo analista, il Dottor S., cui si è rivolto per tentare di smettere una volta per tutte di fumare. Capitolo dopo capitolo il paziente ripercorre i momenti più importanti della sua vita, a partire da quelli legati al fumo di quelle ultime sigarette di cui aveva tenuto un puntuale registro e che ultime purtroppo non erano mai state. In tutti gli ambiti Zeno è stato incapace di miglioramenti, ma incessante nel darsi buoni propositi. Il rapporto con il padre non si evolve se non con la morte del genitore e con un enigmatico gesto dello stesso (forse involontario o forse uno schiaffo al figlio proprio nel momento dell'addio), il matrimonio con la bellissima donna che desidera non va in porto e lo costringe a ripiegare sulla sorella, la relazione con l'amante Carla non basta ad evitare il temuto invecchiamento, il lavoro non lo vede mai raggiungere risultati brillanti o rivelare particolari capacità personali. Da un fallimento all'altro Zeno si rivela, anche se solo grazie alla sorte, tutt'altro che un fallito...
La coscienza di Zeno è uno di quei romanzi che meritano una posizione di rilievo nella storia della letteratura italiana anche solo in ragione del posto speciale che occupano nel cuore dei lettori. Zeno è l'anti-eroe di tutti gli anti-eroi, l'inetto a vivere per eccellenza, è noi e allo stesso tempo è tutto quello che temiamo di essere o di diventare. L'ipocrisia resta nell'armadio, Svevo preferisce mettere a nudo i difetti di un uomo invidioso, succube dei propri vizi, infedele e poco propenso all'impegno sul lavoro. Un personaggio che tuttavia ottiene i suoi successi e che, complice ovviamente l'abilità di scrittura di Svevo, ha un fraseggio ironico e divertente, che intrattiene il lettore e instaura una forte simpatia con il protagonista. Con l'ipocondriaco Zeno, che si ritiene malato perché fuma, accade di capirsi e ritrovarsi, ognuno con il proprio vizio difficile da abbandonare. Sua una delle paure che lega l'essere umano alle sue manie, quella di perdere con loro il proprio modo di essere: "Che io ami così tanto il mio vizio per poter riversare su di esso la colpa della mia incapacità? Chissà se senza di esso io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che mi aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio, perché è un modo comodo di vivere, quello di credersi grande di una grandezza latente". Il vizio è uno dei cardini di questo romanzo, che inizia, dopo il necessario e scorrevole prologo, con una carrellata delle ultime sigarette di Zeno e che lo rende caro in un modo particolare ai fumatori, a quelli che passano la vita a smettere, ad aspirare il gusto intenso dell'ultima boccata: "L'ultima - dice Zeno - acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute". La coscienza di Zeno è la lettura amica degli studenti delle superiori, forse l'unica tra quelle obbligatorie nella maggior parte delle scuole a interessare da vicino gli adolescenti, che possono ritrovarsi nel giovane Cosini e nei suoi difetti. "Scriva, scriva. Vedrà, arriverà a vedersi intero", asserisce il Dottor S. senza esitazioni. La scrittura che sconfigge la psicanalisi o che, meglio, ne diviene lo strumento più efficace. Zeno si vede intero e così lo vediamo noi, nudo, un personaggio che si racconta da solo ma che non ci nasconde niente e conoscerlo è un gioco raffinato alla scoperta di una malattia trasversale ai secoli: l'incapacità di affrontare alcune durissime prove quali il matrimonio, il rapporto con il (e la morte del) genitore, il lavoro, l'amante, il vizio. Leggerlo a scuola non basta, è un'esperienza da ripetere da soli, che ci mette di fronte a noi stessi.

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