La culla del mio nemico

La culla del mio nemico
Nel 1941 Cyrla vive nella città di Schiedam, vicino a Rotterdam, nell'Olanda occupata dai nazisti. Il padre ebreo l'ha mandata lì cinque anni prima dalla Polonia, per proteggerla. Ora sono cinque mesi che non ha più sue notizie, da quando i tedeschi hanno chiuso il ghetto di  Łódz. In Olanda vive con la zia Tante Mies, sorella di sua madre, lo zio Pieter e la cugina Anneke, quella che considera le preoccupazioni come moscerini da scacciare. Il giorno del suo arrivo in Olanda, tra i primi ad accoglierla alla stazione c'era Isaak, giovane ebreo che Cyrla ha amato fin da quel primo incontro. I due sono diventati amici, ma con le nuove restrizioni diventa sempre più difficile incontrarsi. Tutto precipita dopo che Anneke rimane incinta di Karl, ufficiale tedesco: suo padre, per recuperare il “disonore”, vuole mandarla in uno degli istituti del progetto “Lebensborn”: lì potrà partorire al riparo da occhi indiscreti, circondata da cure e mangiando buon cibo. Ma Anneke non accetta di buon grado questa decisione. Cerca il sostegno dell'amato e il suo rifiuto la deprime. Dopo una giornata di esami, Anneke torna a casa: ha superato la prova di purità razziale e ottenuto la possibilità di entrare in uno di questi centri,  ma Cyrla intuisce che sua cugina non è più la stessa. Infatti aspetta che tutti escano di casa e cerca di provocarsi l'aborto con un ferro da maglia, morendo dissanguata. Sarà Cyrla ad assumere la sua identità per proteggersi nella “culla del nemico”, poco importa che non sia ancora incinta...
Sara Young racconta uno dei risvolti meno noti dell'orrore nazista: il programma Lebensborn, in italiano “Sorgente di vita”. Ideato nel 1935 dal comandante delle SS Henrich Himmler, ha lo scopo di accrescere i numeri della “razza ariana”: “un bambino per il Führer” è il motto. L'anno successivo vede inaugurato il primo di molti centri - inizialmente aperti solo in Germania, in seguito anche nei paesi occupati. Amanti senza amore, scritto da W. Berthold nel 1962, è il primo romanzo che affronta l'argomento: l'autore qui sostiene che i tedeschi della Wehrmacht si opposero al progetto, al contrario delle SS. In questo romanzo entriamo con Cyrla, la protagonista, nell'istituto di Steinhợring e accanto a lei viviamo le dinamiche umane e interpersonali che lì si sono create tra le donne, di cui impariamo a conoscere le storie: da quelle infarcite di propaganda alle ragazze che durante il parto si pentono delle loro scelte. Donne tenute in ali diverse dell'edificio, divise dalla loro nazionalità: “Divide et impera” è la spiegazione di Leona, compagna di stanza di Cyrla. Attraverso la lettura, comprendiamo da dentro le implicazioni politiche e ideologiche di questo progetto: il rapporto delle donne lì rinchiuse con le istituzioni, rappresentate dal dottor Ebers e la signora Frau Klaus, le ispezioni di Himmler e le sue visite per le cerimonie di imposizione dei nomi ai nuovi nati, le feste usate come scuse per gli incontri sessuali con i generali delle SS. Ogni personaggio del romanzo rivela la propria essenza, descritta con grande sensibilità dall'autrice che ne svela il vissuto, ne rivela i sentimenti e le fragilità, riscendo a cogliere quanto di più umano si nasconde dietro ogni ruolo: «E vorrei tanto che la smettessi di etichettarmi – dice Karl a Cyrla -  Se dici che sono il ragazzo di Anneke, senti di tradire Anneke. Se dici che sono tedesco, senti di tradire la tua famiglia. Mi giudichi secondo cosa sono per te, Cyrla, e mai per chi sono». Le crudeltà, le devastazioni, le terribili angherie, le insopportabili ingiustizie del regime non sono affatto celate, ma rese in un linguaggio poetico che ha l'effetto di renderle ancora più intollerabili: «cercai di pregare, ma non ricordavo parole adatte all'occasione. Dio non aveva previsto tutto questo» afferma Cyrla dopo la violenza subita; «è pericoloso progettare qualunque cosa, in questi tempi. La speranza nel futuro è un ostacolo, rende vulnerabili. Io non progetto proprio niente» le confida Isaak afflitto. Definito “un romanzo d'amore e di guerra” dalla scrittrice Ann Hood, sul retro di copertina, La culla del mio nemico sviscera i sentimenti umani più profondi che si celano dietro questa storia, immersa in uno dei periodo più tragici del secolo passato.

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