La cura del Gorilla

La cura del gorilla
Cremona è ciò che ci voleva per riprendersi dalla convalescenza. La città è buia, silenziosa, popolata da anziani che spendono la propria pensione in baretti immutati dagli anni ‘80. Non c’immagineremmo mai di vedere il Gorilla camminare a testa china per le stradine lastricate, in cerca di solitudine e riposo. Lui, ex buttafuori, ex leoncavallino, testone rasato ed espressione incazzata che passeggia lentamente senza meta, come unica compagna di viaggio l’eco delle suole dei suoi anfibi che maltrattano il selciato. I pensieri si sovrappongono: perché è stato mollato come un pacchetto dalla sua fidanzata? Perché il socio, il suo alter ego, gli dà il cambio sempre nel momento sbagliato? Sembra di essere ritornati agli anni dell’Alberghiero: stare attento a non svegliare la madre quando rincasava tardi la notte e stare lontano dai guai. Dalla finestra della cucina può osservare la strada, noia e tedio fanno da contorno a queste ore a perdere, vorrebbe spegnere il cervello e ricostruire la sua schifosa vita. In una delle sue interminabili passeggiate notturne s’imbatte in una donna, dreads e pantaloni militari, il suo ideale di femmina. La sua pelle sudata emette una fragranza acre, saranno le botte che ha preso che l’hanno rincoglionito, ma al Gorilla piacerebbe poterla cavalcare almeno una volta, magari innamorarsi e andare a vivere insieme costruendo un futuro non troppo merdoso. L’ex lottatore però non ha fatto i conti con l’amante della donna, un albanese immigrato illegalmente e senza permesso di soggiorno che divide la casa con altri due residui di un’umanità comunista ormai consumata. Viene coinvolto dalla loro vita, dalla loro misera esistenza, inizia a frequentare il loro appartamento e condivide i timori della ragazza quando il suo uomo una notte non fa ritorno dalle sue scorribande illegali. Decide allora, forse a causa dell’infatuazione, di scoprire cosa gli è capitato...

Attenti, il Gorilla è tornato, ed è più incazzato di prima. Sandrone Dazieri crea un personaggio che prende spunto dal vecchio e dal nuovo, miscelando Leo Malet e Simenon, aggiungendo un pizzico di Jean Claude Izzo e una spruzzata di Robert Louis Stevenson per ottenere questa miscela esplosiva. Il Gorilla è il protagonista indiscusso di una serie di libri che hanno dato a Dazieri fama e successo, e leggendo la biografia dell’autore non si può non pensare che ci sia qualcosa di autobiografico. Anche Sandrone come il gorilla era un buttafuori, un frequentatore di centri sociali, fisicamente i due si somigliano, entrambi cremonesi, entrambi con la rabbia in corpo. L’autore la libera scrivendo, il suo protagonista si limita ad usare la violenza. Potrebbe sembrare il solito piccolo noir tutto italiano, le solite storielle dalla trama facile. Invece qui siamo di fronte a situazioni descritte nei minimi particolari, l’azione non si perde in descrizioni inutili e porta il lettore ad essere sulle scene in prima persona, coinvolgendolo direttamente: con un calcio in culo, Sandrone sveglia i suoi lettori e li getta nella mischia al fianco del suo Gorilla. C’è poi da aggiungere che la psiche del nostro amato personaggio non è proprio una cosa facile da capire e/o spiegare. Infatti Gorilla ha una doppia personalità, alterna dionisiaco e apollineo e quando il nostro omaccione va a dormire, compare il suo Socio. L’alter ego più raffinato, intellettuale, meno violento del Gorilla. Abbiamo quindi una storia completa, due facce della stessa medaglia, due caratteri diversi che completano il personaggio. Un uomo attivo 24h su 24. Chi non vorrebbe un eroe così? Una nota dolente per il sottoscritto è il film che è stato tratto da questo libro. La pellicola diretta da Singon è piatta. Bisio impersona il Gorilla in modo sciatto, poco convincente, non dà al personaggio quel fervore che si percepisce dalle pagine del romanzo. Chi si aspettava un “polar”, un vero noir à la Marchal come "36, Quai des Orfèvres" rimarrà profondamente deluso. Capita, quando le parole sono più forti delle immagini.

 

 

 

 
 
 
 
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