La dama nera

La dama nera
Atto I. Scena I. Whitehall, marzo 1592. Il maestro di Cerimonie confida che l’opera del drammaturgo saprà divertire Sua Maestà. Si chiama La bisbetica domata, riconoscerlo diverte già la Grande Gloriana, non più di spirito tanto irritabile quella sera. Elisabetta I d’Inghilterra siede ed è così che ha inizio la commedia. Sulla donna, sull’amore, sulla ragione del matrimonio. Il poeta vuol mostrare qualche piccola perla di saggezza, raccontare una buona storia, ma non per questo le sue bizzarrie faranno rider tutti. Si avverte un certo mormorio tutt’intorno. Che ironia! Che assurdità! Applausi! E poi… «è l’ingiurioso gioco di parole di un misogino»: a dirlo è la più bella donna a Corte, Aemilia Bassano, amante di Henry Carey, Lord Hunsdon, cugino della Regina. Aemilia, sì, di cui Will vorrebbe fare la sua bisbetica…
Dark Aemilia. La storia di una grande signora, e della sua caduta”: questo è il sogno artistico, e il dramma. Il fascino di una fantasia, ben più di una fantasia narrativa, che è principio, mezzo o fine per accostarsi al Bardo e immaginarne il sommo lavoro. L'idea di Sally O’Reilly, dunque, nell'evocare la Dama Bruna degli ultimi sonetti shakespeariani, è di dar fondamento a «una fiaba, d’amore, di poesia e fama, ma soprattutto d’amore». Quasi un omaggio, fra il vero e la rappresentazione amorosa, al drammaturgo e poeta inglese e alla poetica Dark Lady. Di William Shakespeare la scrittrice narra il senso del dramma e di Aemilia Bassano Lanyer la gioia per la poesia. Fra tutte le sfumature della narrazione, come i lettori comprenderanno, si sceglie di non far valere il reale. Brilla, beninteso, l’apice della passione e splende la Londra elisabettiana.

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