La danza dei tarocchi

La danza dei tarocchi
In un punto infinitamente lontano e imprecisato dell’Universo, là dove spazio e tempo non sono che concetti non applicabili, una vecchia sta sistemando lentamente i suoi tarocchi. Li tratta con cura, come se fossero esseri viventi. Li ha disposti in cerchio. Volta la prima carta: il Matto. La posa al centro del tavolo. Nel giorno esatto della sua nascita, Guglielmo incarna esattamente il Matto. È lui che lo guida nei suoi tortuosi percorsi della vita. Al Matto si aggiunge un altro arcano: il Bagatto. Anche questa carta influenzerà la vita di Guglielmo, svelando a lui infinite possibilità di espandere la propria conoscenza e la propria potenzialità. La narrazione si svolge su due piani paralleli: uno metafisico in cui opera l’inquietante figura del Demiurgo, e l’altro reale che si svolge tra la Liguria e il Piemonte, fino a spingere i propri confini ancora più lontani: l’India, l’Egitto, l’Inghilterra saranno i luoghi visitati da Guglielmo nel corso del suo tortuoso percorso alla ricerca di se stesso. Non sarà solo: accanto a lui ci saranno il professor Albertazzi – punto di riferimento di Guglielmo – e il prof. Majorana, esperto di tarocchi…
Giancarlo Gurreri, laurea in biologia, amore per il mare e passionaccia per le discipline ermetiche, crea un romanzo dalla trama fitta, con mille riferimenti a tutta la cultura filosofica orientale (dal concetto di yin e yang all’induismo, solo per citarne alcuni) fino a quella esoterica (l’arte dei tarocchi). Il lettore è sempre più sommerso da una serie di informazioni che lo confondono: viene dato per scontato che si abbiano nozioni che non sono di interesse comune e che sono per di più affastellate in maniera quasi caotica. L’impressione che si ha leggendo è senza dubbio che l’autore sia un uomo estremamente colto: ma in un romanzo non bisogna sfoggiare la propria cultura, bisogna creare una trama avvincente, un susseguirsi di eventi che tengano il lettore incollato alla pagina. E purtroppo Giancarlo Gurreri questo non riesce a farlo. Le sue trecento e passa pagine sono un trionfo di nozionismo dal tono professorale, mentre al contrario la trama è così esile, i dialoghi così semplici da rendere la lettura davvero poco interessante. Strizzare l’occhio ai fortunatissimi romanzi di Dan Brown e mescolare filosofia orientale ed esoterismo non sempre porta a risultati brillanti. Anzi. Sembra già tutto letto. Già tutto scritto. Peccato. 

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