La debuttante

La debuttante
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A Chalfont Hall, tenuta nel Dorset di lord e lady Wharton, le prime avvisaglie della Seconda Guerra mondiale arrivano inizialmente smorzate, presi come sono tutti dal matrimonio fulmineo della prima figlia Lily con un ricco conte tedesco. Forse l’unico motivo per ipotizzare quello che succederà è lo scarseggiare dello zucchero e del burro per fare dolci. I problemi sorgono quando scoprono che Lily ha conosciuto Hitler e che ha cominciato a fare dei nomi tra le sue conoscenze inglesi... Viene spedita a casa sua, in Germania, la sorella più piccola, la sedicenne Kit, accompagnata dal fratello minore di suo padre e con il preciso compito di riportarla a casa. Certo i genitori non hanno ben chiare leggerezza e cattiveria della loro primogenita che non ha esitato neppure un attimo a inserire i suoi stessi parenti nella lista di simpatizzanti e non del nazismo, lista da consegnare a Hitler. L’accoglienza in Germania è fredda e distaccata, anzi diventa l’occasione per Lily di tirar fuori tutto il rancore possibile nei confronti della sorella. Sarà proprio Kit, una sera che viene esclusa dalla cena perché si stanno ricevendo degli ospiti, a cercare la famosa lista nella camera di un ufficiale delle SS che alloggia a casa di Lily, ma, sorpresa in una stanza non sua, viene violentata, una punizione invocata proprio dalla sorella. Kit quella lista non l’ha rubata, se l’è imparata a memoria, la trascrive e riesce a consegnarla allo zio. Ritornata in Inghilterra, viene ben presto allontanata da Chalfont Hall, non appena scopre di essere incinta, perché il primo pensiero della madre è: “Cosa direbbe la gente?”...

Un ritmo incalzante e mozzafiato, un avvenimento dietro l’altro, due figure femminili completamente diverse ‒ una bella e sciocca, l’altra intelligente e non certo votata all’apparire, ai vestiti, alle feste. Ma a guardare bene, tra le righe, c’è un intero universo di figure femminili (le due sorelle, la madre, le amiche della madre, le figlie di Kit, ecc.) e tutte completamente diverse tra loro, nelle loro esistenze e nelle modalità che adottano per affrontare la vita e le avversità. Soprattutto c’è Kit e la complessità di tutto quello che deve affrontare, Kit resa più dura dai tanti eventi che la coinvolgono e soprattutto dal tanto dolore di un’esperienza attraversata anche da una guerra mondiale, da tanto silenzio sul suo passato (anche con le figlie), ma che l’autrice rende capace di rivelarsi magicamente alla fine, facendo in modo che, attraverso un ritrovamento quasi fortuito, in famiglia possano capire e capirla, mettendo tutti i tasselli al loro posto. Efficace l’escamotage della Lokko che, proprio a partire dal titolo, comincia a contrapporre le due sorelle, dal debutto in società per Lily al mancato debutto di Kit, saltato per una serie di motivi, non ultima la sua gravidanza. Un tema che ritorna spesso, affiancato dal tanto dolore provato che condiziona la sua esistenza, perché attraverso tutto questo impara il distacco dalle cose della vita: in fondo è meglio non affezionarsi, non amare, non crederci, costruirsi uno scafandro gelido dentro cui nascondersi per proteggere il cuore. E nemmeno il rischio di perdere la sua figlia più grande sembra scuoterla. Forse solo la saggezza della vecchiaia, alla fine, le suggerisce di raccontare e raccontarsi...



 

 

 
 
 
 

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