La decima sinfonia

La decima sinfonia
Beethoven non ha segreti per Daniel Paniagua, brillante ricercatore dell’università Carlos IV di Madrid, almeno fino a quando il direttore del suo dipartimento di Musicologia non lo spedisce a indagare sul controverso Ronald Thomas, geniale direttore d’orchestra che avrebbe ricostruito il primo movimento della leggendaria Decima sinfonia del compositore tedesco  a partire dagli appunti e dai frammenti rimasti. Ma in occasione del concerto privato diretto dallo stesso Thomas per presentare al mondo il risultato del suo lavoro filologico-interpretativo, Daniel intuisce che dietro la meravigliosa e rivoluzionaria bellezza della musica che sta ascoltando c’è inequivocabilmente il marchio del maestro di Bonn. Thomas deve aver scovato il manoscritto originale dell’opera ed ora ha in mano la chiave per svelare uno dei più grandi misteri della storia della musica. La mattina seguente, la notizia di un evento imprevedibile quanto agghiacciante costringe Daniel a reinventarsi investigatore: la polizia ritrova il cadavere decapitato di Thomas. Unico indizio una sequenza di note tatuate sulla testa che sembrano nascondere un messaggio in codice. Assieme ad una intraprendente procuratrice e al detective incaricato del caso il ricercatore si mette sulle tracce dell’assassino in un’inchiesta che si addentra negli aspetti meno indagati della vita privata di Beethoven…
Joseph Gelinek (compositore boemo, umiliato da Beethoven in un famoso “duello musicale”) è lo pseudonimo scelto da un noto pianista e musicologo spagnolo per il suo romanzo d’esordio che ha ottenuto in Europa i lusinghieri risultati di vendita che i suoi editori si aspettavano. A ben vedere dietro l’operazione storico-esoterica nel solco ormai slabbrato de Il Codice Da Vinci coesistevano alcuni elementi intriganti (se non proprio originali…) annegati nella stanca risacca della seconda parte del libro. Il doppio piano del racconto che alterna l’oggi dell’inchiesta sull’omicidio di Thomas e la cronaca della vita quotidiana di un Beethoven innamorato perso e più sorridente del solito; lo spunto musicologico seguito con un’accuratezza e una coerenza che faranno leccare i baffi agli appassionati; e, in generale, una manciata di personaggi dal convincente respiro di vita. Questi ingredienti, ben miscelati nella prima metà del libro, sono tenuti assieme da un ritmo di scrittura e da una tensione narrativa che naufragano miseramente nel momento in cui gli eventi precipitano verso lo scioglimento finale. Quando in un thriller ben riuscito la scrittura dovrebbe esplodere tirando i fili della narrazione e cambiando marcia, ne La decima sinfonia invece implode in un compitino tirato via che neutralizza le inquietudini esoteriche e la suspence investigativa della prima metà del libro. Fossimo a scuola, sarebbe un prova da 5 più. Aspettiamo Gelinek per gli esami di riparazione.

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