La via dei pianeti minori

La via dei pianeti minori

Sin da quando era piccola, Denise ha sempre avuto un incrollabile convincimento, che la rassicura e la fa stare bene, la tranquillizza: il cielo mantiene sempre la parola. L’edificio in cui si trova può pure scoppiare, gli insegnanti affibbiarle valutazioni ingiuste frutto dell’invidia che li consuma per il fatto che lei sappia più cose di loro, ma se si sporge dal davanzale e prega che la baia di San Francisco divenga, anche solo per un attimo, priva della nebbia che di norma si avviluppa come una matassa di lana alle sue scogliere magari può avvistare l’avvicinamento di Giove oppure imbattersi in una meteora nel fitto della notte. Così passa le serate a guardare fuori dalla finestra, anche quando il freddo e l’umidità le fanno accapponare la pelle e di fatto non vede a un palmo dal suo naso: sa che le stelle, in ogni modo, in ogni caso, anche se non riesce a scorgerle, ci sono, sempre, e questo la quieta. Su di loro può contare. Così, man mano che cresce e aumenta la sua pratica del mondo, si affida sempre di più al cielo notturno. Alle superiori e al college, mentre le sue colleghe ammiccano, vanno al cinema, flirtano, anche lei attraversa gli anni Cinquanta trasognata ma in camera ha i poster di Einstein e di Oppenheimer, si presenta la sera tardi all’osservatorio di Monte Palomar, intavola conversazioni con scienziati basiti, chiede – e chi volete che non glielo conceda? – di poter dare un’occhiata, sogna di andare a caccia di quasar e pensa che quello sia l’amore. Ma poi lo prova, quello vero, ci si butta a capofitto, fa la scelta sbagliata e lo perde. È a questo che pensa sul ponte di un traghetto nel Mar Cinese meridionale…

Andrew Sean Greer è un grandissimo scrittore: lo scorso anno, con Less, storia di un richiestissimo scrittore pressoché fallito quasi cinquantenne che pur di non partecipare al matrimonio con un altro del suo ex se ne inventa una più del diavolo, si è aggiudicato il prestigioso Premio Pulitzer. E ha così attirato su di sé l’attenzione del pubblico e della critica, che ha speso e spende per lui parole di elogio. Merito certamente della sua prosa mai pedante ma sempre profonda e capace di dare forza e brillantezza speciale e generali connotati di originalità anche a vicende che, di per sé, potrebbero anche risultare abbastanza classiche e forse trite e ritrite, che però sotto le sue sapienti mani si fanno universali e meditabondi compendi della fragile condizione umana. In questo romanzo indaga con gran precisione il senso dei legami e della perdita a partire da un gruppo di astronomi che nel 1965 si ritrova su una piccola isola del Pacifico per assistere al passaggio di una cometa. Durante la pioggia di meteore, però, un bambino muore e si innesca un traumatico domino di conseguenze lungo anni.



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