La via del male

La via del male

È mattina e Robin Ellacott si dirige a passo spedito verso l’ufficio in Denmark Street: è furiosa e continua a rimuginare sul litigio avuto la sera prima con il suo fidanzato Mattew, senza accorgersi dei passanti che gli sbattono contro e dei detriti ammonticchiati attorno alla stazione di Tottenham Court Road su cui va ad inciampare, tra i fischi e i commenti degli operai in caschetto e giubbotto fluorescente che stanno lavorando dentro una buca. Lei e Mattew stanno insieme da nove anni, tra meno di un mese sarebbero convolati a giuste nozze e ancora continuavano a discutere sulla stessa cosa: a Mattew non va giù che la sua futura moglie lavori come assistente del detective privato Cormoran Strike, con orari balordi e uno stipendio da fame; ma il vero problema è la sua gelosia, fomentata tra l’altro dalle battute maliziose che la sua amica Sarah Shadlock continua a rivolgere a Robin: “Ci siete soltanto voi due in ufficio? Davvero? Proprio nessun altro?”. È chiaro che la stronza vuole mettere zizzania fra loro, ma Mattew pare proprio non accorgersene. Arrivata a destinazione, Robin trova un corriere alla porta dell’ufficio: in una mano, guantata, regge una tavoletta portablocco mentre con l’altra un pacco rettangolare: probabilmente, pensa la ragazza, sono le macchinette fotografiche usa e getta da regalare agli invitati al matrimonio che aveva ordinato su Internet e chiesto che le fossero recapitate sul posto di lavoro. Senza togliersi il casco, il corriere porge a Robin il portablocco per la firma e la ragazza entra in ufficio con il pesante pacco sotto il braccio. Posato il soprabito e acceso il bollitore, prende un tagliacarte e con rabbia – pensa ancora a Mattew – squarcia il cartone, che rivela al suo interno un orribile contenuto: una gamba di donna, infilata là dentro a forza, con le dita piegate all’indietro. L’urlo di Robin attira l’attenzione di Strike, il cui appartamento si trova proprio al piano sopra l’ufficio; l’uomo si precipita alla porta con aria stravolta e visto il contenuto della scatola, trascina Robin di sopra mentre avverte la polizia. Nel giro di poche ore, tutti i giornali riportano la notizia sulla gamba mozzata e orde di giornalisti si appostano sotto casa di Strike, costringendolo a chiedere “asilo” a due suoi cari amici. L’intento dell’assassino è palese: colpire Robin per minare la credibilità e la fama che il detective si è faticosamente guadagnate. Ma chi potrebbe avercela con lui? Il biglietto allegato al pacco riporta alcune frasi di una canzone che Strike conosce bene, Mistress of the Salmon Salt dei Blue Öyster Cult e la lista dei sospetti si riduce così a tre indiziati principali: tra questi, il suo odiato patrigno Jeff Whittaker, accusato a suo tempo – ma poi scagionato – dell’omicidio per overdose di Leda, la madre di Strike…

Cormoran Strike è un personaggio di indubbio fascino: nato e cresciuto in Cornovaglia, gestisce con successo un’agenzia investigativa privata in quel di Londra, dopo un passato importante come soldato nelle file dell’esercito britannico; la sua stazza è imponente, il suo appetito formidabile e la sua prestanza fisica notevole considerata l’amputazione della sua gamba, avvenuta in seguito all’esplosione del camion su cui viaggiava durante una missione in Afghanistan. Lui e la sua assistente, Robin Ellacott, formano una coppia magnetica, un po’ à la Mulder e Scully di X-Files sebbene i due non bazzichino in ambienti ufologici: apparentemente due persone agli antipodi (lui figlio illegittimo di un cantante rock e di una supergroupie più intenta a “sperimentare” musicisti e sostanze stupefacenti che a badare ai suoi figli, lei membro di una famiglia borghese perbene) accomunate tuttavia dallo sprezzo del pericolo, da una forte stima reciproca e da un’attrazione latente da cui cercano in tutti i modi di non farsi coinvolgere. Le avventure di Strike e compagna cominciano nel 2013 con Il richiamo del cuculo, seguito a ruota da Il baco da seta: la penna è quella di J.K. Rowling, “mamma” del maghetto Henry Potter, che ha pensato bene di nascondersi dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith per sondare in incognito il gradimento dei lettori; inutile dire che le vendite hanno registrato un’impennata all’indomani della rivelazione: Amazon ne ha stimato l’incremento nella misura del 500.000%. Ma identità prestigiosa dell’autore a parte, La via del male ha tutte le carte in regola per poter essere considerato un ottimo romanzo: la trama è avvincente, e si snoda tra presente e passato con incursioni dolorose tra i ricordi più bui dei protagonisti, costretti a fare i conti con ferite dure a rimarginarsi; i dialoghi sono brillanti e la tensione non molla mai la presa, neanche per un secondo. Il pensiero, di fronte all’ultimissima, rocambolesca scena è del tipo “Ma come, già finito?” (per la cronaca, siamo a pagina 583!) e viene subito da interrogarsi sulla probabilità di un seguito, ma per ora, quello che è certo, è che la coppia Strike-Ellacott troverà presto un suo corrispettivo cinematografico: la Brontë Film and TV ha deciso infatti di produrre, per il primo canale della BBC, una serie ispirata ai libri di Galbraith ‒ a cui la Rowling, ovviamente, farà da supervisore ‒ confermando il sodalizio inaugurato nel 2015 con la messa in onda della serie tv in tre parti ispirata ad un altro libro dell’autrice, Il seggio vacante.



 

 

 

 
 
 
 

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