La deriva dei continenti

Robert Raymond Dubois - chiamato da tutti Bob -  vive nel New Hampshire, a Catamount: una cittadina fluviale stritolata tra due morene glaciali, in cui il sole tramonta nel primo pomeriggio e tutto è rapidamente avvolto dal buio e dal gelo. Sbarca il lunario lavorando come tecnico di bruciatori per centrotrentasette miseri dollari settimanali, che gli permettono a mala pena di mantenere moglie e figlie, la Chevrolet station wagon verde mezza scassata, la barchetta che giace in giardino sotto un telo di nylon e una vecchia casetta di settantacinque anni nel quartiere operaio. Ancora poco più di ventiduemila dollari e tutto questo sarà suo, niente più debiti e un po' di tranquillità. Eppure, Bob sente da giorni qualcosa che gli opprime il petto: "una dura bolla metallica, in fondo alla pancia", sempre più pesante. L'esistenza che conduce lo deprimerà fino alla morte se non troverà in fretta un  modo per cambiare rotta, per tentare il riscatto e per non fare la fine di suo padre. Convince così la moglie ad intraprendere un viaggio della speranza fino in Florida, ad Oleander Park, dove suo fratello Eddie pare se la passi davvero bene... Vanise Dorsinville vive ad Allanche, Haiti, assieme alla sua famiglia e ad un figlio illegittimo avuto dal capo della polizia locale. Una vita fatta di povertà e sacrifici; ci si guadagna da vivere vendendo ignami, manghi e frutti del pane al mercato di Saint Louis du Nord e affidandosi ai potenti e volubili loa, gli spiriti della tradizione vudu. In un posto dove non esiste l'agricoltura perchè le famiglie sono talmente povere da non possedere nemmeno un piccolo orto, i giovani spesso se ne vanno in città, talvolta fino a Port-au-Prince dove "senza né madre né padre, diventano ubriaconi, ruffiani, mendicanti e peggio ancora". Vanise vede come unica possibilità di salvezza la fuga e si imbarca – assieme al figlioletto ed al nipote – in uno dei tanti barconi diretti in Florida dove anni prima si è trasferito suo fratello....
Tradotto in Italia da Einaudi purtroppo solo quest'anno, ma pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel lontano 1985, La deriva dei continenti (con il quale Banks ha vinto il Premio Dos Passos ed è stato finalista al Pulitzer) colpisce per la sua drammatica attualità. Gli attori che calcano la scena rappresentata da Banks sono poveri diavoli che si muovono come ombre in un mondo nel quale faticano a trovare un proprio posto ed una propria identità. Come i Joad di Furore che migrano in California in cerca di un nuovo modo di vivere (anche se in realtà riusciranno a malapena a sopravvivere), così Bob e Vanise vanno alla deriva, come i continenti citati nel titolo, cercando di ricominciare la propria vita altrove; pronti a ripartire se le cose non dovessero andare come sperato. "Continuare a muoversi, continuare a riprodursi... soli, in famiglie e tribù, in nazioni e perfino intere specie: è l'unico argomento che abbiamo per contrastare l'entropia. E non è neanche un vero argomento: è una visione". E questa visione, dorata e abbagliante, sarà la rovina di Bob e di Vanise – le cui esistenze si incrocieranno inaspettatamente e tragicamente – fino a trascinarli nel baratro più nero. La colpa di Bob, se di colpa si può parlare, è l'aver voluto a tutti i costi barattare la propria vita per un'altra, senza aspettare e riflettere; l'aver odiato e buttato alle ortiche tutto ciò che altri uomini gli avrebbero invidiato: "lavoro fisso, casa di proprietà, famiglia sana e felice e così via". Vanise – le cui disavventure si seguono con empatia totale, soffrendo assieme a lei per le prevaricazioni e le violenze anche fisiche subite - è costretta a scappare da Haiti, ma si troverà comunque a pagare a caro prezzo la sua nuova vita in America, terra dei sogni in cui nulla però si ottiene per nulla. Con uno stile fluido, secco e tagliente, ma non privo di sicera partecipazione nei confronti delle sventure dei suoi personaggi, Banks tesse abilmente i fili che legano le due vicende, offrendoci due romanzi in uno e, al tempo stesso, diversi piani di lettura. La deriva dei continenti fotografa con sguardo pietoso la storia tragica di tutti coloro che non ce la fanno, dei migranti che – spinti ormai solo dall'istinto di sopravvivenza – affrontano viaggi lunghi e pericolosi seguendo il miraggio di una vita migliore. Non sono solo gli Haitinai, ma anche le migliaia di profughi che continuano in ogni parte del mondo a spostarsi in cerca di un luogo dove ricominciare, dove iniziare finalmente a vivere. Sono anche tutte quelle persone, però, che una casa ed un lavoro ce l'hanno, ma che ricorrono freneticamente ed avidamente il miraggio di uno status sociale ed economico migliore. E in questo splendido romanzo c'è anche il disincanto di chi sa quanto sia pericoloso farsi incantare da certi sogni, anche se segurili spesso è l'unica possibilità di salvezza che si possiede. Nonostante le scelte azzardate, l'infedeltà nei confronti della moglie, il farsi trascinare in situazioni losche ed illegali – oltre che riprovevoli dal punto di vista etico – nonostante tutto questo, non riusciamo ad odiare Bob (le cui paure ed ambizioni Russel deve aver provato sulla sua stessa pelle, visto che a soli dodici anni ha dovuto a badare alla sopravvivenza della madre e dei tre fratelli dopo che il padre li aveva abbandonati); anzi, nella sua ingenuità, ci risulta persino simpatico. È un uomo fondamentalmente buono, travolto dagli eventi, che scopre dolorosamente quanto sia oscuro il mondo intorno a lui e quanto sia altrettanto inquietante quello che vede dentro se stesso. Povertà, emarginazione, crollo del sogno americano, lotta di classe: ingredienti che Banks mescola sapientemente per ricordaci che "siamo tutti alla deriva, come continenti e come persone. E continuiamo a scivolare e scontrarci senza fine".

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