La disciplina del Dandy

La disciplina del Dandy
Qual è il limite tra vita e arte, ammesso che un limite possa esistere? È forse l’arte ad ispirarsi alla vita, o non è piuttosto il contrario? Malgrado il paradosso difficilmente risolvibile, ciascuno di noi è propenso a ritenere che non esista nulla di più immediato e diretto della natura, dell’esperienza che ne facciamo nella sua purezza, nella sua percezione immanente. Eppure a ben guardare la percezione che ne abbiamo è trascendente e mediata, canonizzata dall’arte: come può un inglese contemporaneo di William Turner guardare un tramonto senza pensare di essere in qualche modo influenzato dai suoi dipinti? E al tempo stesso un lettore che ritrovi parte del proprio vissuto in un romanzo può davvero essere certo che sia l’opera d’arte a modellarsi intorno alla sua vita e non viceversa? Ecco allora che lo specchio dell’arte si deforma: non rappresenta più una serie di modelli immaginari che imitano il reale, ma un immaginario vero e proprio - uno stato di esistenza - che trae ispirazione e si nutre dal proprio interno modellando poi le forme del reale… Spesso fraintendiamo il socialismo come forma di altruismo malsano, in cui la vita dell’individuo è subordinata rispetto alla collettività; in realtà l’affermazione del socialismo non porta ad una negazione dell’individuo, ma alla piena espressione della propria individualità. Questo perché solo uscendo dal capitalismo l’uomo sarà finalmente libero delle sue proprietà e smetterà di identificarsi con esse, l’uomo quindi non sarà più subordinato alle cose, che apparterranno alla collettività, e svincolato dal desiderio dell’accumulo sarà libero di essere solo se stesso…
Ecco in due brevi pillole quello che ci aspetta leggendo le illuminanti pagine di La disciplina del Dandy, altro volume per i tipi di Piano B che va ad affiancarsi ad una collezione di titoli internazionali davvero niente male che rispolverano classici tra ‘800 e ‘900. Ma a differenza di molti - forse troppi - piccolo editori del panorama nostrano, il lavoro dei pratesi della Piano B si contraddistingue per una ricerca di titoli sempre “fresca”: vuoi per l’attualità delle opere proposte - che a dispetto del loro sapore antiquato superano per talento e verve molte ultime uscite dei nostri giorni - vuoi per una ricerca di testi cosiddetti minori (e quindi spesso inediti in Italia) che risultano comunque di piacevole lettura. Con questo volume di Oscar Wilde - celebrato in tutto il mondo per il suo Il ritratto di Dorian Gray, di cui La disciplina del Dandy riporta in coda una prefazione scritta dallo stesso Wilde per rispondere alle accuse e alle polemiche in seguito alla pubblicazione del romanzo -  abbiamo quindi un’occasione per riscoprire il lato saggista dell’autore, che mostra una capacità oratoria davvero impressionante, sia per la chiarezza con cui i temi vengono affrontati, sia per un sottile armamentario di paradossi, massime ed espedienti di cui Wilde fa spesso uso per colpire, sino quasi stordire, il proprio lettore. È un’ottima stesura quindi quella che, a più di cento anni dalla sua scomparsa, lo stagionato intellettuale irlandese riesce ancora a regalarci, un libro che non porta i segni del tempo e che si impone per l’attualità dei temi trattati.

 

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