La dolcezza della vita

La dolcezza della vita
Sta giocando con il nonno la piccola Katharina, quando qualcuno suona alla porta. Lui si infila il giaccone e va fuori. È il periodo di Natale. Dopo un po’ la bimba si stanca di aspettare da sola ed esce nel buio. Segue le impronte che portano al fienile e lì trova il nonno. Però ha qualcosa di strano. È sdraiato a terra con le braccia aperte come un crocifisso, e la testa è stata tagliata e schiacciata al suolo. Da quel momento Katharina non parla più. Quella morte non può essere stata un incidente. Qualcuno ha ucciso Sebastian Wilfert, e lo ha fatto con allucinante brutalità. Forse è lo stesso pazzo che sta massacrando gli animali in quella cittadina da cartolina in riva al lago. Mentre il commissario Kovacs svolge le indagini, lo psichiatra Raffael Horn cerca di penetrare nel silenzio di Katharina. Lei probabilmente ha visto, lei conosce il nome dell'assassino. E l'assassino potrebbe essere chiunque. Magari il prete che circola con gli auricolari dell'iPod nelle orecchie anche quando celebra un funerale, e a volte delira di una moglie e di un figlio che non ha mai avuti. O il sedicenne Daniel Gasselik, che è già stato in carcere per aver spezzato un braccio a un bambino turco saltandogli sopra con tutti e due i piedi. Oppure Norbert Schmidinger, un altro paziente del dottor Horn, che dopo aver sbattuto contro il muro per la prima volta sua figlia, di un anno e mezzo, ha scoperto l'utilità della Psichiatria per far passare la propria violenza come disturbo mentale, e continua sistematicamente a riempire di botte tutta la famiglia...
A chi può venire in mente di ammazzare un vecchio signore con tanta ferocia distruttiva? Chi può lasciare morire di freddo migliaia di api facendo a pezzi i loro alveari, o mutilare oche, gatti e porcellini d'India? "Qualcuno che ha dei problemi con la dolcezza della vita", dice il commissario Kovacs. La vita sembrerebbe davvero dolce in quell'angolo d'Austria. Ma non lo è, perché quel posto, come ogni posto del mondo, abbonda di meschinità nascoste, di menti contorte, di cattiveria in attesa di esplodere. È questo aspetto a rendere agghiacciante il thriller psicologico che ha fatto scalare le classifiche di vendita allo scrittore e psichiatra Paulus Hochgatterer. Alla fine, conta relativamente poco sapere di chi sia la mano omicida. La cosa spaventosa è che quella mano tutti l'hanno stretta un'infinità di volte senza accorgersi che apparteneva a uno psicopatico criminale. Con la sua prosa raffinata e introspettiva Hochgatterer costruisce un intreccio affollato di personaggi accuratamente fotografati nella loro individualità. E ci mette faccia a faccia con la sconcertante banalità del male, con il suo mimetizzarsi nella più ordinaria quotidianità. Insinuando lo sgradevole dubbio che i confini fra incolpevole follia e consapevole malvagità siano molto più labili di quanto vorremo illuderci che fossero.

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