La donna che non invecchiava più

La donna che non invecchiava più

Martine procede nella crescita, dimostrando sempre la sua età. È così a un anno, due, tre, dieci, con grande orgoglio di mamma e papà. Proprio quest’ultimo lavora in Algeria e invia lettere e foto, finché non rientra in Francia, quando in una insurrezione perde una gamba. La sua vita, a casa, non è per niente facile: lavora come vetraio, non vuole altri figli, non prende mai sua figlia sulle ginocchia, nemmeno quando indossa la protesi. Di contro la bella mamma di Martine si è, diciamo, riorganizzata la vita. Certe sere rientra con le guance arrossate e allora suo marito rompe un piatto o un bicchiere. Mary Quant le ha “insegnato” a scoprire le ginocchia e poi anche più su. Finché a volte la sera non rientra proprio e suo marito smette di rompere piatti e bicchieri. Quando Martine ha tredici anni, sua madre, all’uscita del cinema dove è andata con un’amica a vedere Un uomo, una donna, viene investita da una Ford Taunus color ocra che la uccide. A Martine viene a mancare quel sostegno per capire gli uomini, per destreggiarsi con il loro appetito. Lei comunque capisce cosa fare: si concede a quasi diciassette anni a Jean-Marc Delahaye, di cui è innamorata e la prima volta non è nemmeno male: lui è soddisfatto, premuroso e lei scappa via. Ride, canta e balla per strada. Rischia anche di finire sotto una macchina nella sua felicità e quando sente quel clacson al tempo stesso avverte la vicinanza della mamma. Suo padre intanto ha ritrovato il sorriso accanto a Françoise, la donna che ha appena sposato e che adesso vive con loro insieme a suo figlio Michel...

Un monito: se invecchiare fa paura, non farlo è ugualmente problematico. Da una parte l’ossessione dei bisturi e del ritocchino, dall’altra (quella di chi “si mantiene bene”, pur senza gli “eccessi” della protagonista del libro) il rischio dell’abbandono, perché si fa paura agli altri. Forse c’è una via di mezzo e forse è proprio qui che bisogna puntare ed è il percorso che porta a invecchiare con stile, stando bene con se stessi, senza se e senza ma. Insomma Grégoire Delacourt ci pone di fronte allo specchio, attraverso tutte le ansie e le problematiche della sua protagonista che dimostra sempre trent’anni e che per questo motivo è invidiata dall’amica e dalle donne del corso di yoga che frequenta, ma è anche vittima di scelte drastiche e di problematiche varie con marito e figlio e con la sua famiglia di origine. E noi? Al posto di Martine, meglio conosciuta come Betty, saremmo capaci di trovare il giusto compromesso? Saremmo capaci di essere felici se a dispetto dell’età che avanza non ci fosse nemmeno un capello bianco, una ruga, uno dei cosiddetti “acciacchi”? Soprattutto mentre il mondo intorno a noi continua a girare... E se pur è possibile trovare collegamenti con il film Adaline - L'eterna giovinezza di Lee Toland Krieger del 2015, nella realtà del libro è molto più evidente il richiamo a non disprezzare ciò che abbiamo: i nostri fili grigi, la pelle non più tonica, qualche ruga che da “espressione” passa a essere un vero e proprio solco nei lineamenti... Tutto diventa segno di vissuto, di tempo che passa, ma anche di esperienza, tanti attimi, uno dietro l’altro. C’è da riflettere ed è bellissimo l’invito dell’autore, con il suo stile telegrafico, attraverso i cui flash, la vita scorre.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER