La donna che non voleva arrendersi

La donna che non voleva arrendersi
Sono passati più di quarant'anni da quel fatidico giorno. Granny Parker è oramai un'anziana e attempata signora. In paese suo malgrado è una leggenda vivente. Tutti al suo cospetto si prostrano, pronti a mostrarle il finto buonismo della commiserazione. Ma lontano dai suoi occhi la temono e segretamente la invidiano. Temono la forza del suo odio, la sua silenziosa sete di vendetta. Ora Granny è in attesa. Sta aspettando proprio lui, Quanah, il Grande capo dei Comanche. E' stata lei stessa a chiedere di volerlo incontrare quando ha saputo che Quanah è venuto a cercarla. Vuole riannodare per sempre le fila del suo destino. Una volta per tutte. Anche a costo di riaprire quella maledetta e imputridita ferita. Era infatti la primavera del 1835 quando Granny assieme a suo marito John e all'intera comunità di pionieri aveva posto le basi del loro nuovo insediamento in Texas. Venivano da un anno e mezzo di durissimo cammino e finalmente avevano deciso d'accamparsi definitivamente e costruire il loro forte lì. L'insediamento non era stato semplice e indolore. Il primo anno di permanenza la comunità dei Parker lo aveva infatti trascorso a girovagare per la regione, pur di sfuggire alla persecuzione messicana – conclusasi alla fine a loro favore. La temutissima comunità indiana dei Comanche invece, fino ad allora, li aveva tollerati in un più che silenzioso sospettoso rispetto. Questo fino a quella fatidica mattina di maggio del 1836, per l'appunto. Quel giorno senza preavviso né motivazione un gruppo di ferocissimi pellerossa aveva assaltato con una violenza inaudita il forte dei Parker, trucidando marito, figlia e genero di Granny e rapendo alcuni suoi nipoti. Ora, dopo più di quarant'anni, Quanah ha chiesto di incontrare Granny. Per la vecchia matriarca è l'occasione che aspetta da una vita...
Arthur Japin, scrittore olandese di bestseller tradotti in tutto il mondo, approda in Italia in questa bella edizione Bompiani con una storia d'altri tempi. La storia vera dell'eccidio della famiglia Parker da parte di un gruppo di ferocissimi Comanche, vista e raccontata attraverso gli occhi della matriarca Granny. Da quel terribile eccidio era già stata tratta nel 1956 una pellicola dal titolo “Sentieri selvaggi”, per la regia di John Ford e l'interpretazione di John Wayne. Japin è sull'odio però che incentra il fuoco della sua narrazione. Una donna alla quale viene tolto tutto: il presente appena conquistato, il futuro da vivere e inventare, una donna a cui viene lasciato in eredità l'unico sentimento possibile, la vendetta, costretta per un gioco del destino a doversi confrontare con l'ultimo rappresentante del popolo che ha saputo cancellare tutto ciò che amava. E scopre drammaticamente che lei e il suo nemico hanno gli stessi occhi, lo stesso sangue. Una storia certamente datata nel tempo ma che Japin ha saputo rendere universale grazie alla costante introspezione psicologica del personaggio di Granny. Una donna granitica, che ha forgiato la sua forza e la sua resistenza sull'odio costretta al termine del suo viaggio a rifare i conti proprio con il suo infausto destino. Un'opera completa, storicamente inappuntabile, dalla forza abbagliante, vivida e coinvolgente.

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