La donna che scriveva racconti

La donna che scriveva racconti
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Articolo di: 
Nella lavanderia a gettoni di Angel, nonostante la donna cambi giorno e orario per fare il proprio bucato, incontra sempre un vecchio indiano. Sulle sedie di plastica che scivolano sul linoleum pieno di crepe se ne stanno seduti vicini senza parlare, ma dallo specchio pieno di annunci che hanno di fronte lei si accorge che quel vecchio ogni volta le fissa le mani. Le dà fastidio sentirsi osservata e d’istinto per la prima volta anche lei guarda le sue, e si accorge che l’uomo non riesce a bloccarne il tremore. È un capo indiano Apache, è alcolizzato, i loro due mondi distanti per un attimo si incrociano… La nipote di un famoso dentista ogni giorno lo aiuta e con lui trascorre la giornata, sua nonna è molto malata e lui passa moltissime ore nel laboratorio dove lavora alle protesi per i suoi clienti. Non cura i negri, c’è scritto molto chiaramente sulla porta, ma sembra non volersi occupare neppure degli altri pazienti, perché giorno dopo giorno dà sempre meno disponibilità, trascorrendo quasi tutto il tempo nel laboratorio. Poi, una notte, la nipote viene buttata giù dal letto e la richiesta improvvisa di raggiungerlo nel suo studio dentistico la sorprende… E ancora, una bambina protestante che frequenta una scuola cattolica, un busto che stringe troppo, i rosari davanti alla statua della Madonna, la contrarietà dei genitori…

Chi ancora ingiustamente considera il racconto un genere minore e storce il naso di fronte alla narrativa breve forse non si è mai imbattuto in Lucia Berlin. L’autrice, nata in Alaska nel 1936 e scomparsa nel 2004 proprio il giorno del suo compleanno, ha basato moltissime delle sue storie su episodi autobiografici. Quella della Berlin fu una vita resa complicata e difficile da continui trasferimenti (ha vissuto in Idaho, Kentucky, Montana, Texas, New Mexico, New York, Messico, California, Colorado), separazioni, lutti, dipendenza dall’alcool e figli da crescere. Sapientemente impasta e trasporta il memoir in una finzione narrativa che restituisce al lettore storie dense, intense, che trasudano verità, mediante una “trasformazione e non distorsione della realtà” come la stessa autrice fa dire ad uno dei suoi tanti io narranti. Questo libro ‒ una raccolta pubblicata postuma ‒ è un susseguirsi di figure differenti, di luoghi distanti, di mestieri tra i più disparati, esistenze che si fa fatica a credere possano appartenere ad un’unica persona e ad un’unica vita. Un’indagine attenta che racconta da vicino la discriminazione, le differenze sociali, una denuncia alle ingiustizie fatta attraverso un racconto intimo delle umane vicende.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER