La donna di ghiaccio

La donna di ghiaccio

Periferia di Londra. È una fredda mattinata di un inverno innevato, quella in cui Lee Kinney esce da casa per andare all’Horniman Museum, dove fa il giardiniere, un lavoro che il governo gli ha assegnato per mantenere il sussidio di disoccupazione. Giunto sul posto, sente la suoneria di un telefono all’altezza di una vecchia rimessa nei pressi di un laghetto ghiacciato. Lo vede: è un iPhone appoggiato su una piccola ringhiera di legno sul lato opposto della rimessa. Se riuscirà a prenderlo, ci potrà ricavare qualche soldo vendendolo giù al pub. Ma Lee vede anche un’altra cosa. Dal lago ghiacciato spunta un dito, poi il volto di una ragazza. Morta. Ad occuparsi delle indagini sul probabile omicidio c’è il detective Erika Foster, di origini slovacche, appena rientrata in servizio dopo aver perso il marito Mark durante un’operazione di polizia che lei stessa conduceva. È stata chiamata da Manchester dal sovrintendente Marsh per le sue doti investigative che l’hanno portata a risolvere molti casi nella sua lunga carriera. Ma le indagini si rivelano da subito complicate: la vittima è Andrea Douglas-Brown, la figlia ventitreenne di Lord Simon Douglas-Brown, esponente di spicco dei laburisti, scomparsa qualche giorno prima. Ed è proprio il fatto che la vittima sia una celebrità a mettere i bastoni tra le ruote ad Erika, impegnata a risolvere il caso, da una parte, e a scontrarsi con un establishment che le rende la vita difficile, dall’altra. Nel frattempo un’altra donna viene uccisa con le stesse modalità di Andrea: è la prostituta Ivy Norris. Così la detective, aiutata dai fidati Moss e Peterson, si rende conto di essere davanti all’opera di uno spietato serial killer che già in passato ha colpito e che ora è sulle sue tracce…

Romanzo d’esordio dell’inglese trapiantato in Slovacchia Robert Bryndza, La donna di ghiaccio è un thriller crudo, violento e feroce che si muove sulle strade tortuose della prostituzione, della corruzione, del malaffare che coinvolge gli ambienti governativi, sempre pronti a galleggiare in un mare torbido e oscuro. Al centro vi è la detective Erika Foster, fragile, problematica, tormentata dal dolore e dal rimorso di aver condotto un’operazione in cui suo marito Mark ha perso la vita, lasciandola nella più completa solitudine. Ma c’è un serial killer da fermare, delle vittime da salvare e l’unico modo per non sprofondare nell’abisso è gettarsi a capo chino nelle indagini, superando gli ostacoli che i suoi superiori mettono sulla sua strada. Ma Erika è tenace, e tra appostamenti, litri di caffè, ricerche su internet e intercettazioni, si avvicina sempre più alla verità, rischiando la sua stessa vita. Un personaggio, dunque, ben costruito dall’autore, bravo a farne un ritratto psicologico complesso e a porre la basi per un sequel già annunciato. La scrittura di Bryndza è serrata e concede pochissime pause; crea atmosfere cupe e inquietanti à la Stuart McBride; non offre punti di riferimento e mescola le carte, fino a un finale adrenalinico e spiazzante. In attesa della prossima indagine di Erika Foster.



 

 

 
 
 
 

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