La donna nel buio

La donna nel buio

Un budget esagerato, si parla di 100 milioni di dollari. Una liberatoria di ben 98 pagine in cui i concorrenti accettano di mettere a rischio la loro stessa vita in una gara di sopravvivenza senza precedenti. A spasso nella natura selvaggia dovranno procurarsi acqua e cibo, costruirsi ripari per la notte, resistere in condizioni climatiche spesso imprevedibili, combattere con specie animali pericolose come orsi, coyote e serpenti velenosi. Fame, solitudine e spossatezza potrebbero essere nemici pericolosi quanto un animale selvatico. Questo sarà Nel buio, l'ennesimo reality show, che si preannuncia però molto più eccitante dei precedenti. Scopo del gioco? Fare a pezzi i concorrenti, ovvio. I quali non sanno nemmeno che il gioco potrebbe continuare all’infinito, fino a che non ne rimane in piedi solo uno. Non c’è modo di mollare, a meno di pronunciare chiaramente una frase latina: “Ad tenebras dedo”, frase che è stata stampata su un cartoncino e consegnata dall’anonimo presentatore ad ogni concorrente. Air Force, Banker, Witress, Carperter Chick, Zoo, Tracker... sono dodici in tutto, ma secondo il tecnico di montaggio è Zoo ad avere le carte in regola per diventare la beniamina del pubblico: tutti concorrono per accaparrarsi il ghiotto milione di dollari in palio, ma non lei. Carina, sveglia, autentica, amante della natura: lei vuole solo fare un’altra esperienza prima di mettere su famiglia. Si sa che un figlio ti cambia completamente la vita, che certe esperienze – dopo – sarà impossibile farle. Con un gesto plateale durante la prima puntata, Zoo strappa il cartoncino con sopra la frase stampata: il suo sguardo malizioso indica che non ha intenzione di mollare, qualunque cosa accada. Nessuno immagina che di lì a tre puntate Nel buio non verrà più messo in onda; e che sarà impossibile evacuare dalla zona i concorrenti ignari, sparsi ovunque nell’affrontare le sfide in solitaria: il piano d’emergenza aveva previsto molte cose, ma non certo l’epidemia letale che si sta rapidamente diffondendo in tutto il Paese...

Una laurea a Yale, un master in scrittura creativa, una serie di opere incompiute e di rifiuti da parte delle case editrici. Poi, finalmente l’esordio con La donna nel buio: Alexandra Oliva, giovane autrice statunitense, si è esercitata parecchio sul campo per scrivere il suo romanzo, partecipando a diversi corsi di sopravvivenza e imparando a trovare acqua e cibo in zone semi-desertiche. Come la sua protagonista, Zoo, può anche vantare un’esperienza lavorativa presso il Prospect Park, giardino zoologico di Brooklyn. Le atmosfere cupe e selvagge dei boschi del New England fanno da sfondo ad un survival-post apocalittico decisamente noioso e poco originale che mostra dinamiche trite e ritrite, dato che il Grande Fratello e le sue innumerevoli varianti dominano la scena televisiva da tempi ormai immemorabili; così come ci siamo assuefatti alle varie pandemie, al punto che ci si aspetterebbe di veder spuntare uno zombie dalle macerie da un momento all’altro (però non spunta, ed è forse questa la nota più originale del romanzo). L’autrice alterna capitoli in terza persona interamente improntati all’azione – in cui i concorrenti devono affrontare prove collettive durissime per cercare di restare in gioco – e capitoli in prima (più interessanti rispetto ai primi) nei quali lo sguardo è completamente focalizzato su Zoo e la sua sfida in solitaria. Qui si lascia spazio anche all’introspezione: nel silenzio e nella solitudine l'indistruttibile protagonista svela se stessa mettendo a nudo sentimenti, progetti e paure. Zoo procede spedita verso una meta che non le è ben chiara, vacilla ma non cade, ignara di ciò che di terribile sta accadendo nel mondo reale, convinta che la distruzione che va scoprendo attorno a lei sia costruita ad arte dai creatori dello show per ostacolarla e piegarla. Sarà l’incontro con un ragazzino ad aprirle definitivamente gli occhi.



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