La donna in nero

La donna in nero
È la vigilia di Natale, e Arthur Kipps trascorre le feste avvolto dal calore dei propri cari. Per chiudere la serata con la più classica delle tradizioni natalizie la famiglia si riunisce intorno al fuoco a raccontare storie di fantasmi. Sarebbe una perfetta serata di festa nella tranquilla atmosfera della campagna inglese, ma le storie di fantasmi che i ragazzi snocciolano una dopo l’altra turbano Arthur Kipps profondamente, non perché impaurito ma perché sa bene che nessuna innocente storia di fantasia può suscitare tanto terrore quanto l’esperienza che egli stesso ha vissuto. Un ricordo a lungo ignorato ma che non può essere abbandonato, intessuto in profondità con le fibre del suo essere. Quella notte Arthur Kipps resta sveglio e compie quello che forse è l’esorcismo definitivo: mette nero su bianco la sua storia. Nella Londra di inizio ‘900 il giovane Arthur Kipps è un promettente avvocato prossimo alle nozze. Come riconoscimento delle sue qualità il titolare dello studio legale gli affida una delicata missione: recarsi nello sperduto villaggio di Crythin Gifford per fare ordine tra i documenti testamentari della deceduta Mrs. Drablow. L’anziana e solitaria cliente viveva nella tenuta di Eel Marsh House, un’imponente dimora in mezzo alle paludi che circondano il piccolo paese, così isolata che quando la marea sale le acque la isolano dal mondo esterno. Ignorando i propri turbamenti e lo strano comportamento degli abitanti Arthur decide di soggiornare a Eel Marsh…
Scritto negli anni ’80, questo romanzo di Susan Hill è davvero un gioiello della narrativa contemporanea e non lasciatevi ingannare dal fatto che lo troverete esposto quasi sempre nello scaffale degli horror, La donna in nero non ha nulla in comune con la letteratura horror che abbiamo imparato a conoscere dagli anni ’70 a oggi (spesso più vicina alla violenza che alla suspense): è piuttosto una ghost story delle più classiche, e se non conoscessimo l’autrice potremmo benissimo crederlo un romanzo gotico dell’800. Questo è il grande talento della Hill: costruire una storia di ambiente e forma classica conservando allo stesso tempo una modernissima agilità nel ritmo e nella scrittura. Qui la curiosità non viene mai a mancare, e gli elementi più cupi sono abilmente bilanciati da sporadici sprazzi di serenità che allentano la tensione giusto in tempo per stringerci ancora di più nella morsa dell’angoscia. Non ci saranno colpi di mannaie e serial killer in agguato (né tantomeno, per fortuna, affascinanti e sbrilluccicosi vampiri) ma vi posso assicurare che di pagina in pagina la paura crescerà e sentirete fin dentro le ossa ogni scricchiolio di porta e ogni lamento nella nebbia. Se avete amato autori raffinati e sottili come Bram Stoker (impossibile non apprezzare l’espediente, ripreso dalla Hill, dell’incarico legale), Edgar Allan Poe e Henry James non potrete non amare questo libro. L’unico rimpianto? Averlo letto in un soleggiato pomeriggio d’estate. Concedetevi una lettura serale, o meglio notturna, magari con un gatto a farvi compagnia e il freddo dell’inverno fuori dalla porta. L’effetto è garantito.

 

 

 

 
 
 
 
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