La donna senza passato

La donna senza passato

La caffetteria non è ancora aperta, ma qualcuno già bussa alla porta con forza. Non si tratta di un pazzo ubriaco, ma di un uomo giovane, distinto e di bell’aspetto. Louise ne sta osservando i movimenti irrequieti dalla finestra della sua camera, posta al di sopra del locale. Sembra alla ricerca di qualcosa. La donna si è appena svegliata e già pregusta il suo meritato giorno di riposo, quando la voce di Lina, la sua dipendente, la informa contrariata che Bjørk quella mattina non si è presentata al lavoro. Mentre medita di licenziare la più sfaticata delle sue collaboratrici, Louise si rassegna a mettersi ai fornelli (cucinare in fondo le piace), non prima però di passare a salutare il suo compagno Joachim, alle prese in quei giorni con il “blocco dello scrittore”. Lei ha quasi quarant’anni, lui dieci di più, ma tra loro c’è ancora un’attrazione fortissima. Con i capelli biondi raccolti in un nodo stretto, Louise si appresta a mescolare l’impasto per le polpette di pesce, che sono ormai diventate la specialità della sua piccola, accogliente caffetteria situata sull’isoletta danese di Christiansø. Lei e Lina lavorano in silenzio, come si riesce a fare solo quando tra due persone regna l’armonia. Mancano dieci minuti all’apertura, rimane da preparare solo l’insalata. Picchiano con forza nei vetri della porta: è ancora quell’uomo di prima, quello che Louise aveva scorto dalla finestra. Dice di voler vedere una certa Helene, ma è evidente che ha sbagliato posto. Non si rassegna e nella sua voce c’è quasi una sfumatura di disperazione. Afferma di chiamarsi Edmund. Accorre anche Joachim, deciso a mandarlo via una volta per tutte. Ma una volta aperta la porta, l’uomo con uno scatto aggira Joachim, e si catapulta al centro del locale piazzandosi davanti a Louise. “Helene”, la chiama. Il respiro mozzato, gli occhi verdi puntati verso di lei. “Helene, non mi riconosci? Sono io, sono tuo marito!”...

Anna Ekberg è lo pseudonimo dietro il quale si cela la collaudata coppia di scrittori e sceneggiatori danesi formata da Anders Rønnow Klarlund e Jacob Weinreich, già autori – sia insieme sia singolarmente – di numerosi libri di successo. Sebbene la trama non brilli per originalità, La donna senza passato comincia (almeno) in modo intrigante: la protagonista scopre all’improvviso di chiamarsi Helene Södeberg e di essere la capostipite della più influente azienda di spedizioni dell’intera Danimarca; scopre altresì di avere un marito con il quale dovrà cercare di ristabilire l’intimità e due figli piccoli che per ben tre anni – da quando è sparita nel nulla a causa di un’amnesia – hanno aspettato il suo ritorno. Vestire nuovamente i panni di Helene, donna fredda e calcolatrice, risulta impossibile per Louise, decisa a scoprire quale trauma può averle causato la perdita della memoria allontanandola dalla sua famiglia. Dall’altra parte c’è Joachim, anche lui alle prese con la sua indagine personale: tutt’altro che rassegnato a perdere la donna che ama, comincia a indagare sulla vera Louise Andersen, la donna della quale la sua Louise ha assunto l’identità dopo il trauma, e della quale ancora conserva i documenti sul fondo di uno zaino consunto. Procedendo con la narrazione, nonostante il buon ritmo e la discreta caratterizzazione dei protagonisti, diverse sono le note stonate: la scrittura si rivela ripetitiva e ingenua in più punti, i personaggi si moltiplicano inutilmente creando non poca confusione; i colpi di scena forzati si sprecano letteralmente, alcuni perfettamente in linea con la trama di una soap. C’è davvero troppa carne al fuoco in questo romanzo, tanto più che le situazioni ingarbugliate finiscono sempre per essere risolte con troppa facilità, talvolta sfiorando addirittura il comico (vedi quando Louise/Helene sfugge ai suoi inseguitori mimetizzandosi con una tinta per capelli risciacquata in extremis nell’acqua del water, o quando un cadavere a mollo da più di settant’anni viene tirato su dall’acqua praticamente intatto, vestiti compresi). L’ennesimo thriller di plastica, costruito a tavolino in barba alla logica.



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