La doppia vita dei numeri

La doppia vita dei numeri

Lei ha invitato Lui a trascorrere insieme il capodanno. Dopo la scomparsa dei genitori, sorella e fratello si sono allontanati, Lei è rimasta a Napoli mentre Lui si è buttato anima e cuore nel lavoro. Ha dovuto penare un bel po’ Lei, per convincerlo a raggiungerla a Napoli, Lui non ne voleva sapere di festeggiare l’ultimo dell’anno. La morte dei genitori lo ha in qualche modo congelato, Lui non festeggia. No, se ne sta “in un angolo ad aspettare che passi”. Lei la prende con più filosofia, la vita va avanti e lo ingolosisce con due promesse, pasta alla genovese e finestre sbarrate. Come a dire, lasciamo fuori la festa, lasciamola agli altri, noi ce ne stiamo a casa e chiacchieriamo come se fosse una sera qualsiasi. Però è una sera speciale e così, senza infrangere le promesse, a un certo bel punto Lei tira fuori la tombola. Alla faccia della sera qualsiasi! Lui si schernisce un po’ ma alla fine cede, vada per questa tombola, in fin dei conti sta in famiglia. Perché i due sistemano sul tavolo anche le cartelle per i genitori assenti. Ed eccoli i numeri che, pure a non essere appassionati del gioco (o delle feste), alla fine si chiamano la loro storia. Sembrerebbe una tranquilla serata domestica, fuori i botti di Napoli che impazza, dentro il duetto dei fratelli che si correggono e arricchiscono le storie, se non fosse per quelle cartelle in più sul tavolo e quella specie di intercalare che ha Lei, che urla a gran voce il nome della domestica ormai defunta, come se quella fosse ancora lì…

Erri De Luca e Napoli, binomio indissolubile. Intimo, asciutto come nel suo stile, dinamico come una pièce teatrale. La storia è semplicissima e si svolge tutta in una stanza, tutta in una sera. In verità, sotto il profilo narrativo non succede quasi nulla, un piatto di pasta, delle telefonate di auguri a cui il protagonista si sottrae, il rimbrotto della sorella, tutto molto domestico, circoscritto. Fino alla tombola. Lì il breve romanzo ha una vera svolta ed è suggestivo, commovente e divertente assistere al quartetto che si crea in scena, figlio figlia e i due genitori. Ogni numero estratto è una storia, inventata all’inizio ma poi sempre più personale, familiare, rievocativa; ogni parola un’occasione per sorridere, da questo mondo e dall’altro. Il duetto tra Lei e Italia, la domestica trapassata, riesce a essere perfino spassoso: la malinconia iniziale, quel sottrarsi alla vita e ai ricordi, trae proprio dai ricordi la linfa per cambiare colore e diventare mesta allegria, in una rievocazione della vita leggera e amorevole. Così, quella stanza inizialmente semivuota e silenziosa si riempie, in un progressivo crescendo, di figure, storie e soprattutto voci, quelle voci che hanno formato lo stesso autore. Ed è ancora lui, con la sua voce, a ricordare in breve il senso profondo di questa storia: “… insieme ai numeri estratti vengono estratte anche le vite, che hanno una seconda possibilità: la doppia vita dei numeri permette una doppia vita, una seconda occasione alle persone che non ci stanno più”.



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