La famiglia F.

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“Quando avevo sette anni decisi di uccidere il Generale Franco”. Aveva immaginato il delitto in maniera romantica, la piccola Anna, forse suggestionata dalla storia dell’attentato di Gaetano Bresci a Umberto I. Gli avrebbe sparato mentre lui attraversava ali di folla a bordo di un’auto scoperta. L’idea le era venuta soprattutto per vendicare Renzo, il fratello antifascista di sua madre morto nella Guerra civile spagnola. Grande sciatore, amico di pavese, Renzo all’inasprirsi della situazione politica in Italia era fuggito in Francia attraversando le Alpi con gli sci, aveva terminato a Parigi gli studi universitarie si era unito agli espatriati italiani che avevano creato intorno ai Rosselli un gruppo di antifascisti irriducibili e determinati. E Renzo irriducibile lo era di sicuro, dato che era stato arrestato la prima volta prima ancora minorenne. Studente del Liceo D’Azeglio, era uno degli studenti che avevano nutrito la propria coscienza antifascista dinanzi alla cattedra del mitico professore Mario Monti: Cesare Pavese, Massimo Mila, Luigi Scala, Aldo Garosci, Mario Levi, figlio del famoso biologo maestro di Rita Levi Montalcini e fratello di Natalia, poi Ginzburg, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Luigi Einaudi e quel Vittorio Foa che dieci anni dopo avrebbe sposato Lisetta, la sorella di Renzo e madre dell’autrice. Famiglia straordinaria quella dei Foa, ebrei di origine francese arrivati in Piemonte dalla Sardegna molti secoli fa, addirittura prima della cacciata spagnola. Dopo la fuga di Renzo vengono arrestati anche suo padre, il Prof. Giua, il padre dell’autrice, Vittorio, suo nonno Ettore e suo zio Beppe. Sono anni inquieti quelli di Renzo a Parigi, nel 1935 esce da Giustizia e Libertà insieme a quello che fu definito il gruppo dei “novatori dissidenti”, e allo scoppio della Guerra Civile in Spagna, salta su un treno e si unisce alla formazione Durruti. Anna Foa si è a lungo interrogata su cosa abbia spinto Renzo a questa scelta. Quanto c’era in essa di letterario e quanto di politico?

La Famiglia F. ripercorre, a partire da Renzo, le tracce dei vari rami della sua complessa e articolata famiglia che ha le proprie radici a Moncalvo dove era nato il bisnonno Giuseppe, un rabbino ostile al sionismo, ieratico e severo, che scandalizzò gli ebrei più tradizionalisti del suo tempo, come Dante Lattes con la propria professione d’italianità nel corso delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dell’unificazione e la cui foto sbiadita terrorizzava i bambini di casa da generazioni. Il laicismo del rabbino, il suo ebraismo fatto di poca osservanza sono state la cifra che ha informato l’ebraismo di Vittorio, e, per riflesso, della stessa Anna. È un testo denso di storia, di memorie storiche e intime questa biografia della Famiglia F. I capitoli alternano memorie d’infanzia, come le estati a Diano Marina, ad aneddoti politici, i ricordi di famiglia, l’educazione, le radici, le figure che hanno influenzato la formazione delle generazioni più vicine a noi. Il nonno Foa, fervente giolittiano, ha determinato l’europeismo della famiglia Foa. Il racconto accavalla e intreccia in maniera a volte poco scorrevole e leggibile le storie e i personaggi di almeno quattro rami delle famiglie di origine dell’autrice e ad essi alterna molte figure pubbliche che nel microcosmo ebraico di Torino hanno finito tutte per incrociarsi e condividere amicizie, ideali, parentele, destini e persecuzioni. L’etica scorre nel DNA di famiglia e la Foa ne cita moltissimi esempi, a partire dal cugino di suo nonno che si è sparato dopo aver ordinato la fucilazione di disertori di Caporetto. Ampio spazio e continui richiami, nel testo sono dedicati anche all’autobiografia di suo padre Vittorio: gli incontri, la Resistenza, le amicizie. C’è tutta la borghesia ebraica e non che a Torino costituì una classe illuminata che annoverava tra le sue fila le migliori menti che il Paese avrebbe avuto nell’arco del Novecento. Il tempo sospeso dal 25 aprile al 8 settembre, l’esperienza di Vittorio e Lisetta nella Resistenza che ancora una volta vede l’etica irrinunciabile dei Foa a confronto con una scelta durissima. Anna Foa compie un’analisi impietosa di un secolo di Storia nazionale, raccontandola così come si è riflessa negli specchi delle molte famiglie protagoniste, e il racconto finisce spesso per sacrificare le ampie prospettive a visioni più domestiche. L’autrice paga con questo libro notevoli debiti di gratitudine senza alcuna remora intellettuale, a partire da un riconoscimento al Cardinale di Milano Schuster a cui deve letteralmente la vita per finire alla ricostruzione del complesso percorso politico di suo fratello Renzo.



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