La famiglia Winshaw

La famiglia Winshaw
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1942. Godfrey Winshaw viene abbattutto durante un'incursione aerea su Berlino. Sua sorella Tabitha, a lui affezionatissima, perde apparentemente la ragione e sostiene che la responsabilità della morte di Godfrey ricade sulle spalle del fratello maggiore Lawrence, a suo dire una spia nazista: prudentemente (seppur col debole parere contrario del terzo dei fratelli, Mortimer, e la sostanziale indifferenza della sorella Olivia) la ragazza viene ricoverata in un ospedale psichiatrico. 1961. Riunione di famiglia alle Winshaw Towers per il cinquantesimo compleanno di Mortimer Winshaw: Tabitha è uscita dal manicomio ed è tornata a casa per l'occasione, ma dopo vent'anni cova sempre i suoi strani rancori e le sue ancor più strampalate teorie del complotto; Thomas, figlio di Olivia, ha intrapreso la carriera di produttore cinematografico per soddisfare la sua sete voyeuristica di sequenze osé che poi non appaiono nelle versioni finali dei film; l'altro figlio di Olivia, Henry, è un rampante deputato laburista che di laburista non ha nemmeno un'unghia; Dorothy, figlia di Lawrence, sta per sposare un facoltoso allevatore della zona ma disprezza il suo approccio quasi ecologista al suo mestiere e auspica una svolta più attenta al profitto puro e semplice. Durante il brindisi di compleanno di Mortimer, Tabitha rinnova le sue tremende accuse al fratello Lawrence: quella stessa notte un ladro si introduce nella tenuta degli Winshaw, ingaggia un corpo a corpo con Lawrence ma rimane ucciso. Tabitha sapeva qualcosa? O ha addirittura collaborato con il misterioso malvivente? 1982. Tabitha Winshaw, dalla quiete del suo ricovero in una clinica psichiatrica, commissiona a uno squattrinato giovane scrittore di nome Michael Owen un libro-inchiesta sulla famiglia Winshaw che finalmente faccia luce sulle magagne, i segreti e le bugie che la ossessionano da decenni. Owen accetta con entusiasmo, e in effetti scopre numerosi scheletri nell'armadio della potentissima famiglia, ma dopo qualche anno si disamora all'impresa e dapprima tenta di trasformare il libro in un romanzo, per poi abbandonare definitivamente il manoscritto, lasciandolo incompiuto. 1990. Michael Owen, in una situazione economica disperata, rispolvera il suo manoscritto e tenta di venderlo a qualche editore. In quegli anni, il Winshaw più influente è Hilary, la figlia di Mortimer, che fa la giornalista raccomandata e strapagata e dal 1984 tiene una rubrica settimanale su un noto giornale intitolata Il buon senso comune, dalle cui righe sputa sentenze destrorse con una terribile faccia tosta e una altrettanto se non più terribile pressapochezza....
Jonathan Coe rilegge la storia britannica dagli anni '40 a oggi con l'occhio acuto ma consapevolmente deformante di una satira virulenta e divertita. E lo fa ricorrendo a un ingegnoso stratagemma narrativo: incarna in una dinastia di aristocratici capitalisti inglesi (i Winshaw, appunto) e nelle loro vicende personali tutte le contraddizioni, i guasti, le grandezze e gli orrori dell'intera nazione, dall'ambiente industriale a quello economico, dal mondo editoriale al sistema sanitario nazionale. Ne vien fuori una Gran Bretagna che sembra aver perso la sua innocenza durante la Seconda Guerra Mondiale (quale simbolo più efficace della morte del Winshaw 'buono', Godfrey, scaraventato giù dal cielo da un fuoco amico più che nemico, e quanti strani parallelismi con i continui riferimenti alla misteriosa morte di Yuri Gagarin, l'eroico cosmonauta sovietico perito in un incidente che pare sia stato organizzato dal KGB per motivi politici e propagandistici), quasi abbandonata, rassegnata al suo destino, a seguire la corrente della storia restando in balia dei predatori. Citazioni cinematografiche (il protagonista Michael Owen è ossessionato da una pellicola inglese del 1962 quasi sconosciuta, "What a Carve Up!" di Pat Jackson, che dà il titolo originale al romanzo), reminiscenze dickensiane, appeal gotico, satira sociale e politica (anche se la vulgata comune della critica letteraria italiana che vuole che il romanzo sia 'un potente affresco anti-Tatcheriano' pare piuttosto pretestuosa e - tutto sommato - infondata), intrighi e sentimenti: le 500 pagine circa e le decine di personaggi de La famiglia Winshaw oscillano, sorprendono, toccano punti apparentemente distanti tra loro. Ma se li si unisce con un tratto di penna, si scopre il profilo di un grande romanzo del '900.

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